Nuove ipotesi di reato per i marchi produttori di olio d’oliva indagati per sospetta frode. Dopo l’apertura a Torino del primo fascicolo da parte del PM Guariniello, ora le aziende coinvolte nello scandalo saranno chiamate a rispondere delle accuse presso le Procure dei rispettivi luoghi di produzione.

Lo spostamento delle indagini dalla Procura di Torino a quelle di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri si è resa necessaria dopo che lo stesso Guariniello ha stabilito, insieme con il Procuratore Capo Armando Spataro, che ai marchi coinvolti dovesse essere contestata, oltre all’accusa di “Vendita di olio ‘vergine’ di oliva anziché ‘extravergine’, anche quella di “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci atti ad indurre in inganno il compratore sulla qualità del prodotto”. Come ha spiegato la Procura di Torino in una nota:

La maggiore gravità di tale reato determina il trasferimento per competenza in quanto i luoghi di produzione degli oli oggetto delle indagini si trovano nei loro rispettivi circondari (4 in quello di Firenze e uno per ciascuno negli altri tre).

Al fine di difendersi dalle frodi sono stati diffusi alcuni consigli da parte delle associazioni di settore. Coldiretti ad esempio ha raccomandato particolare attenzione per quelle confezioni di “olio d’oliva extravergine” vendute a prezzi inferiori ai 6-7 euro e recanti quale data di produzione il 2014.

Tra le differenti tipologie di olio d’oliva ne esistono alcune di particolare pregio, come la qualità “extravergine”, mentre altre risultano meno pure e con caratteristiche organolettiche alterate. Importante quindi saperle riconoscere per orientare al meglio i propri acqusti.

12 novembre 2015
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