Quasi una bottiglia su due di olio d’oliva extravergine presenta tracce di muffe. Questo lo sconfortante quadro risultante da un’indagine nazionale condotta da Coldiretti, Unaprol e Symbola, da cui emerge che il 16% dei prodotti sarebbero ricavati da olive alterate e l’8% risulterebbe addirittura rancido.

Sotto esame sono finite alcune tra le più note e vendute marche di oli d’oliva extravergine, con risultati piuttosto deludenti. Molti di questi prodotti, come espressamente riferito da Massimo Gargano, presidente di Unaprol, sarebbero: “Oli di oliva difettati venduti come extravergini che meritano di essere declassati”. Una posizione netta, frutto del lavoro condotto attraverso tre differenti laboratori d’analisi accreditati dalle autorità di controllo come ad esempio l’Agenzia delle Dogane e l’Università di Perugia:

Abbiamo preso le bottiglie dalla parte più interna dello scaffale – spiega Gargano – per evitare il possibile condizionamento di luce e calore. Gli oli – continua il presidente di Unaprol – sono risultati in linea con i parametri di legge sul piano chimico. Invece l’analisi organolettica (panel test) ha evidenziato difetti gravi come il rancido, la muffa, e il riscaldo.

Nessun rischio per salute quindi, ma un evidente deficit qualitativo che dovrebbe essere indicato in maniera chiara ai consumatori. Sulla scarsa trasparenza in tema di etichettatura punta il dito Coldiretti, invocando al più presto l’intervento del neo ministro delle Politiche Agricole Mario Catania. Un appello quello dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli, a difesa di un settore che può contare su 40 oli a denominazione d’origine riconosciuti anche dall’Unione Europea:

In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia, che contengono miscele di diversa origine, è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta. Inoltre, spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani.

23 novembre 2011
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I vostri commenti
Riccardo Leone, giovedì 24 novembre 2011 alle13:06 ha scritto: rispondi »

Ringrazio per la replica; il commento è rivolto a chi ha svolto l'indagine che non è la prima e non sarà l'ultima. A forza di non fare nomi rischiano di perdere in credibilità.... 

Claudio Schirru, giovedì 24 novembre 2011 alle12:58 ha scritto: rispondi »

Nessuna questione italiana, né alcuna volontà di censura o di danneggiamento alla filiera produttiva. Semplicemente i nomi delle singole marche non sono stati inclusi nell'articolo in quanto non riportati né dalla fonte citata a fondo articolo né dallo stesso sito di Coldiretti. Grazie ad ogni modo di aver portato all'attenzione questo aspetto, speriamo nelle prossime settimane di poter fare anche su questo maggiore chiarezza. Claudio Schirru

Riccardo Leone, giovedì 24 novembre 2011 alle12:31 ha scritto: rispondi »

Pienamente d'accordo con Salvatore Bianco; denunciare questa realtà senza indicare i diretti responsabili da un lato getta il consumatore nello sconforto e dall'altro danneggia la filiera produttiva di qualità dell'olio extra vergine d'oliva nazionale e comunitario.

Salvatore Bianco, giovedì 24 novembre 2011 alle7:44 ha scritto: rispondi »

Scusate ma come mai non diffondete anche i nomi? Scusate, avevo dimenticato che siamo in Italia ...

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