Negli Stati Uniti l’olio di soia costituisce il 90% della produzione totale di olio di semi ad uso alimentare. È un grasso polinsaturo che contiene un 55% di acido linoleico e come per altri tipi di grassi insaturi, in passato si è tentata la via dell’idrogenazione per poterli utilizzare allo stato solido, fino a che non si è scoperto che con questa trasformazione si manifestava la presenza di acidi grassi trans, dannosi per la salute.

La DuPont ha recentemente diffuso sul mercato la variante OGM dell’olio di soia, che ha una composizione in acidi grassi simile a quella dell’olio d’oliva (con ridotte quantità di acido linoleico), risulta privo di grassi trans, ma non sono stati testati i suoi effetti sulla salute a lungo termine.

Lo hanno fatto invece gli scienziati dell’Università della California a Riverside e a Davies. I risultati della ricerca sono stati presentati oggi al 97 esimo incontro annuale dell’Endocrine Society a San Diego da Poonamjot Deol, assistente del progetto presso il Dipartimento di Biologia cellulare e Neuroscienze.

Quello che l’assistente avrebbe scoperto, guidato dal ricercatore senior Frances Sladek, professore di Biologia cellulare e Neuroscienze all’Università di Riverside, è che a lungo termine l’olio di soia OGM è dannoso alla salute quanto quello normale in quanto induce ad un aumento di peso, ad un accumulo di adiposità, al manifestarsi del diabete e porterebbe ad un’alterazione del metabolismo lipidico che genera il cosiddetto “fegato grasso”. L’unico aspetto positivo della versione OGM sarebbe il non indurre resistenza nei confronti dell’insulina, cosa che l’olio normale fa, permettendo per lo meno un suo efficace utilizzo.

Gli esperimenti che sono stati condotti per arrivare a queste conclusioni hanno coinvolto 4 gruppi di 12 topi ciascuno, alimentati con diete differenziate per una durata di 24 settimane. Un gruppo è stato alimentato con una dieta a basso contenuto di grassi (il 5% delle calorie assunte giornalmente), per un altro la dieta ha previsto un 40% di grassi costituiti da olio di cocco (grasso saturo), mentre agli ultimi due sono stati forniti un 40% di grassi insaturi, derivanti in un caso da olio di soia naturale e nell’altro da olio di soia OGM.

Alla fine dell’esperimento si poteva notare come, rispetto ai topi nutriti in modo più sano, quelli che avevano assunto olio di cocco pesavano il 13% in più, quelli nutriti a olio di soia naturale pesavano il 38% in più, mentre quelli a cui si era somministrato olio di soia OGM erano più grassi di un 30%. Non una grande differenza quindi tra olio di soia OGM e non OGM. Appare invece evidente come, pur essendo un grasso saturo, l’olio di cocco sia più salutare. Deol ha così commentato:

Questi risultati indicano che l’acido linoleico può contribuire alla resistenza all’insulina e ad un accumulo di adiposità, ma che un altro componente non ancora identificato dell’olio di soia colpisce il fegato e induce un aumento di peso complessivo.

Mentre il dott. Sladek ha precisato che:

Sebbene l’olio di soia OGM possa avere meno conseguenze metaboliche negative dell’olio di soia regolare, potrebbe non necessariamente essere sano come l’olio d’oliva, come si pensava in base alla sua composizione in acidi grassi.

È importante capire gli effetti metabolici e l’impatto sulla salute dell’olio di soia OGM prima che sia ampiamente adottato come una sana alternativa per l’olio di soia normale. È altrettanto importante comprendere gli effetti sulla salute dell’olio di soia normale, che è onnipresente nella dieta americana e sembra essere molto più dannoso per la salute metabolica rispetto ai grassi saturi.

6 marzo 2015
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