Entrerà in vigore il 1 aprile, ma non è uno scherzo come quelli che si fanno proprio in quel giorno, è la normativa europea che rende di fatto legale l’aumento della quantità consentita nell’olio extravergine di oliva di alchil esteri, dei composti chimici che si formano nei prodotti di scarsa qualità.

Secondo quanto rilevato da alcuni osservatori, la normativa autorizzerebbe indirettamente la commercializzazione di oli “deodorati”, come spiega il giornalista Roberto La Pira:

La norma europea in vigore dal 1° aprile fornisce un lasciapassare all’olio deodorato perché autorizza la vendita di extravergine con un quantitativo massimo di alchil esteri pari a 150 mg/kg. Ma un olio di qualità ottenuto da olive sane spremute subito dopo la raccolta, contiene al massimo 10 -15 mg/kg di alchil esteri, che possono arrivare in via eccezionale a 30. Se il valore aumenta di 5 volte vuol dire che le olive prima della spremitura hanno subito “maltrattamenti” (schiacciature, ammaccature, oppure sono rimaste molto tempo nei piazzali sotto il sole in attesa della spremitura) e l’olio ha un odore cattivo e risulta difettoso. Per aggirare l’ostacolo i produttori lo deodorano e lo vendono come extravergine.

Insomma di tratta di olio di pessima qualità reso apparentemente buono tramite degli accorgimenti chimici, in modo da essere poi venduto come extravergine pur non avendone i requisiti, essendo un olio povero anche dal punto di vista nutrizionale.

Per gli utenti la soluzione ideale sarebbe quella di imparare a distinguere gli oli di qualità per evitare di acquistare prodotti non rispondenti a certi standard, come spiegato ancora una volta da La Pira:

L’unica possibilità è imparare a distinguere l’olio extravergine di oliva di qualità che ha un odore, un sapore e un elevato contenuto di antiossidanti dal deodorato, che ha un sapore un po’ asettico, contiene pochi antiossidanti e assomiglia ai vecchi oli di oliva vergini, ormai spariti dal mercato.

Bisognerebbe quindi imparare a distinguere l’olio mediante un assaggio, un po’ come si fa con il vino, in modo da cogliere le sfumature del sapore e farsi un’idea ben precisa del tipo di prodotto che si sta acquistando.

25 febbraio 2011
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GuidoB, lunedì 28 febbraio 2011 alle13:35 ha scritto: rispondi »

Un passo indietro e un danno per i consumatori e per i produttori di qualità. "Bisognerebbe quindi imparare a distinguere l’olio mediante un assaggio... e farsi un’idea ben precisa del tipo di prodotto che si sta acquistando"... Ci toccherà aprire le confezioni per provarne il contenuto, fino a trovare un olio buono che compreremo. Le altre confezioni aperte le lasceremo sugli scaffali. Dovremo proteggerci danneggiando il negoziante. Ma la vera soluzione passa per un'etichettatura chiara e severi controlli di un'autorità seria e garante della qualità, non con il "fai da te".

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