L’olio di palma, grasso controverso, ma onnipresente sia nel mondo dell’industria alimentare che di quella cosmetica, detiene sicuramente il primato in quanto a produzione tra tutti gli oli commestibili.

Gli effetti dell’olio di palma sulla salute, dal momento che si tratta di un olio ad alto contenuto di grassi saturi, sono ancora oggetto di discussione, mentre sono evidenti i danni creati dalla diffusione delle coltivazioni di palma da olio a discapito di enormi superfici di foresta o di terreni destinati all’agricoltura.

Ora però le cose potrebbero cambiare: l’Università di Bath sta portando avanti da tre anni degli esperimenti su un lievito, la Metschnikowia pulcherrima, solitamente usata nel Sud dell’Africa per la produzione del vino. Da questo prodotto si riuscirebbe a ricavare uno dei pochi oli in grado di competere con le proprietà dell’olio di palma e forse anche con i suoi prezzi.

Ciò che determina la diffusione su vasta scala dell’olio di palma è infatti la sua versatilità, determinata da un punto di fusione molto alto e da un elevato grado di saturazione. A questo si aggiungono i prezzi relativamente bassi.

Dai test di laboratorio con M. pulcherrima si è riusciti a ricavare 20 g di olio da 1 litro di materiale in fermentazione, ma i prossimi esperimenti prevedono già bioreattori da 30-50 litri per provare una produzione a larga scala e si spera di arrivare ai 10.000 litri entro la fine dell’anno.

L’olio che viene prodotto ha caratteristiche molto simili a quelle dell’olio di palma. Altri risultati di pari livello erano stati ottenuti in precedenza con oli prodotti da alghe o da piante coltivate su terreni marginali come la Jatropha curcas, arbusto perenne, velenoso, della famiglia delle Euforbiacee, ma il passaggio dalla piccola realtà di laboratorio a una dimensione economica di scala non aveva portato ai risultati sperati.

La M. pulcherrima invece promette bene: cresce bene a ph tra 1,9 e 9 e a intervalli di temperature che vanno dai 12 ai 30 gradi, comportando un risparmio energetico relativamente alla creazione delle condizioni ideali per la sua crescita.

Non ha bisogno di condizioni di sterilità per cui può essere coltivata anche in grandi vasche all’aperto. Cresce su moltissimi tipi di substrato: si trova naturalmente su una grande varietà di foglie, frutti e fiori, ma come afferma il Dr. Chris Chuck, assegnista di ricerca presso il Centre for Sustainable Chemical Technologies e corresponsabile del progetto:

Indipendentemente da ciò che si mette in partenza, che si tratti di colza, paglia o rifiuti, M. pulcherrima può utilizzare gli zuccheri presenti e crescere su di essi.

In questo modo sarebbe possibile ridurre il consumo di suolo di una quantità da 10 a 100 volte rispetto a quella utilizzata per l’olio di palma e sarebbe anche possibile, utilizzando rifiuti, arrivare alla chiusura dei cicli di produzione. Doug Parr, responsabile scientifico di Greenpeace UK dice però che è ancora presto per cantare vittoria:

La commercializzazione potrebbe rivelare problemi ambientali e pratici che sono mancati su piccola scala.

Nel frattempo gli esperimenti vanno avanti. Paesi come il Vietnam, il Sudafrica, l’Italia e la Francia hanno iniziato la bio-prospezione su ceppi di questi lieviti. I costi per adesso rimangono superiori a quelli di riferimento per l’olio di palma, ma si spera che l’interesse di questa scoperta riesca ad attirare investimenti che possano aiutare a provare un lancio di questo “sub-surrogato” sul mercato.

20 febbraio 2015
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I vostri commenti
matteo, lunedì 23 marzo 2015 alle16:37 ha scritto: rispondi »

@mexsilvio quale studio inglese? Se è solo uno studio e magari senza riscontri scientifici vale poco o nulla. Lo studio di Cambridge - Replacement of dietary fat with palm oil: effect on human serum lipids, lipoproteins and apolipoproteins (Sundram, Hornstra, Houwelingen, Kester) dice "Although the observed differences were relatively modest, the present study, nonetheless, indicates that dietary palm oil, when replacing a major part of the normal fat content in a Dutch diet, may slightly reduce the lipoprotein- and apolipoprotein-associated cardiovascular risk profiles". Su internet per me si sparla troppo dell'olio di palma che veniva utilizzato anche 5 millenni fa (FRIEDEL MC. Comptes rendus. On fatty materials found in Egyptian tomb in Abydos. vol. 24,648,1987). @salvatore il burro ha più grassi saturi dell'olio di palma (che non ha colesterolo) e l'olio di cocco ne ha quasi il doppio

mexsilvio, venerdì 20 febbraio 2015 alle19:57 ha scritto: rispondi »

A parte la distruzione dei terreni , l'olio di palma , secondo uno studio inglese , nel nostro corpo si stratifica nelle cellule del sistema arterioso e venoso , diventando con il tempo poco elastico , fragile , il che e' causa di rotture premature dei vasi sanguinei , inoltre risulta di difficile eliminazione ..!!

salvatore, venerdì 20 febbraio 2015 alle18:41 ha scritto: rispondi »

non mi soddisfa l'argomentazione su l'olio di palma e su quello che andrà a sostituirlo.Sempre grassi saturi sono.Distinti saluti. salvatore maugeri

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