Lavoro minorile dietro le piantagioni di palma da olio. La denuncia arriva da Amnesty International, che ha presentato il rapporto “Il grande scandalo dell’olio di palma: violazioni dei diritti umani dietro i marchi più noti”. Nel testo nel mirino i big mondiali che fanno uso di olio di palma per alimenti e cosmetici, accusati di rifornirsi da aziende (come la Wilmar) che violerebbero i diritti umani dei lavoratori, in diversi casi di minore età.

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Tra i marchi noti che utilizzano olio di palma prodotto dalla Wilmar figurano, riferisce Amnesty International: AFAMSA, ADM, Colgate-Palmolive, Elevance, Kellogg’s, Nestlé, Procter & Gamble, Reckitt Benckiser e Unilever.

Sono 120 i lavoratori delle piantagioni della Wilmar in servizio presso Sumatra e nel Kalimantan (Borneo indonesiano), dove le piantagioni di palma da olio sono sorte numerose a seguito di una deforestazione aggressiva. Stando alle informazioni raccolte lavorano in quelle regioni molti bambini tra gli 8 e i 14 anni, costretti a trasportare sacchi del peso anche di 25 kg e a lasciare la scuola.

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Non va meglio alle donne, costrette a turni logoranti anche di 12 ore pur di non perdere il lavoro. Tutti inoltre sarebbero esposti a veleni e pesticidi impiegati nei campi, alcuni dei quali persino proibiti e ufficialmente banditi dalla stessa Wilmar come il “paraquat”.

Aziende come Nestlé, Colgate e Unilever presentano i loro prodotti come realizzati con olio di palma da piantagioni sostenibili, afferma Meghna Abraham (tra gli operatori impegnati nell’indagine per conto di Amnesty International), mentre la realtà sarebbe ben diversa:

Le aziende stanno chiudendo un occhio di fronte allo sfruttamento dei lavoratori nella loro catena di fornitura. Nonostante assicurino i consumatori del contrario, continuano a trarre benefici da terribili violazioni dei diritti umani. Le nostre conclusioni dovrebbero scioccare tutti quei consumatori che pensano di fare una scelta etica acquistando prodotti in cui si dichiara l’uso di olio di palma sostenibile.

C’è qualcosa che non va se nove marchi, che nel 2015 hanno complessivamente fatturato utili per 325 miliardi di dollari, non sono in grado di fare qualcosa contro l’atroce sfruttamento dei lavoratori dell’olio di palma che guadagnano una miseria.

1 dicembre 2016
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