È certamente conosciuto ai più come biocombustibile, anche perché tornato in voga di recente data la necessità di trovare alternative ai combustibili fossili. Eppure l’olio di colza è stato usato, soprattutto in passato, anche a scopo alimentare. Ma quali sono le proprietà di questo prodotto vegetale, quali le caratteristiche nutritive e, ancora, i fattori che l’hanno reso un alternativa minore rispetto ad altre tipologie di oli?

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Di seguito, qualche informazioni sull’olio di colza, sulle sue origini e sugli usi alimentari più frequenti in passato. Non ultimo, verranno proposte a scopo illustrativo le proprietà, anche a livello nutrizionale, nonché i possibili effetti sulla salute.

Olio di colza: storia e uso alimentare

Quello di colza è un olio vegetale che viene prodotto dalla spremitura dei semi della colza, quest’ultima di diverse varietà. In genere si ricorre alla Brassica napus, alla Brassica rapa e alla Brassica juncea, sebbene negli ultimi decenni si preferiscano delle cultivar ibride o geneticamente mutate, poiché dalla maggiore resa e dagli effetti minori sulla salute. Oggi i maggiori produttori mondiali sono il Canada, la Cina, la Francia, l’India, il Pakistan, la Germania e gli Stati Uniti: di norma, la coltivazione richiede estesi spazi, un clima temperato e un terreno preferibilmente collinare.

L’olio di colza ha trovato storicamente le più svariate applicazioni. Sembra che questo particolare derivato vegetale fosse già conosciuto nel 1200, dove veniva impiegato per l’illuminazione stradale di alcuni Paesi del nord Europa, mentre nel corso dell’800 venne scelto come carburante per i primissimi motori, tra cui i prototipi di quello che sarebbe diventato il motore diesel. Quest’uso è tornato in voga di recente, poiché si è scoperto come l’olio di colza, opportunamente trattato, può risultare un efficiente biocarburante utile ai più svariati scopi.

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Il ricorso a livello alimentare pare abbia trovato un certo consenso nel corso del XIX secolo, ma l’olio di colza venne rapidamente soppiantato da altri oli vegetali più salubri per la dieta, considerato come si siano progressivamente scoperti degli effetti indesiderati per la salute, come si vedrà nel prossimo paragrafo. Negli ultimi anni l’impiego in cucina è comunque tornato, tuttavia non nella sua declinazione originale, bensì dalla spremitura della Canadian Brassica. Questa varietà, derivante da ibridazioni e mutazioni genetiche, permette di ottenere l’olio di canola, sostanzialmente privo degli acidi indesiderati dell’olio di colza originale. Quello di canola è un prodotto versatile e molto economico e, sebbene in Italia non abbia mai trovato grande diffusione poiché si preferiscono altri oli vegetali dalle migliori qualità nutritive e organolettiche, non di rado è scelto altrove per le fritture.

Proprietà nutritive ed effetti sulla salute

Così come già accennato, l’impiego dell’olio di colza a livello alimentare è avvenuto soprattutto nel XIX secolo, tuttavia il ricorso non fu particolarmente esteso né caldeggiato, per i possibili effetti sulla salute. Negli anni ’60 e ’70 del ‘900, diversi studi hanno confermato tali conseguenze indesiderate, tra cui importanti lesioni cardiache, individuandone la componente responsabile. L’olio di colza originariamente inteso, infatti, prevede altissime concentrazioni di acido erucico, un lipide soprattutto tossico per i tessuti cardiaci, considerato più dannoso dei grassi saturi.

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Partendo da questo presupposto, sono quindi cominciati numerosi studi per elaborare delle varietà di colza sostanzialmente prive di acido erucico affinché il consumo alimentare potesse risultare sicuro. A partire dal 1974, grazie alle ricerche dell’Università di Manitoba e alla coltivazione della varietà mutata Canadian Brassica, è quindi nato lo standard dell’olio di canola. Il nome si riferisce a un acronimo, quello di CANadian Oil Low Acid: l’alternativa vegetale, infatti, contiene meno del 2% di acido erucico e non espone, di conseguenza, ai già elencati rischi per l’organismo.

Come tutti gli oli, anche quello di canola è composto principalmente da grassi: 100 grammi di prodotto appostano 63 grammi di acidi grassi monoinsaturi, 28 di grassi polinsaturi, 7 di grassi saturi e 0.4 di grassi trans. Allo stesso tempo, apporta però buone quantità di Omega 3 e Omega 6, nonché di vitamine E e K. Questi elementi potrebbero avere effetti sulla riduzione del colesterolo cattivo, nonché incentivare la lotta ai radicali liberi e ai processi d’invecchiamento, tuttavia molto deriva dai processi di raffinazione a cui l’olio viene sottoposto. In ogni caso, per la normale dieta si preferisce privilegiare alternative qualitativamente più interessanti, quali l’olio extravergine d’oliva.

27 maggio 2017
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