È conosciuto sin da tempi antici per le sue qualità combustibili e, di recente, anche poiché interessante biocarburante. Eppure l’olio di colza ha trovato, soprattutto in alcuni periodi storici, anche un abbastanza diffuso ricorso alimentare. Diverse preoccupazioni sono tuttavia sorte in merito ai potenziali rischi sulla salute, nonché a conseguenze indesiderate per l’organismo. Quali sono, di conseguenza, le caratteristiche dell’olio di colza per l’assunzione nella dieta e, ancora, quali le alternative più sicure?

=> Scopri le proprietà dell’olio di colza


Prima di cominciare, è utile ricordare come l’uso alimentare dell’olio di colza risalga ai secoli scorsi, in particolare nel XIX secolo, mentre oggi si preferiscono altre varietà derivate da ibridazioni e mutazioni, decisamente più salubri. In ogni caso, prima di introdurre questo olio vegetale nella propria dieta, è bene chiedere il parere del medico o di un esperto, poiché potrebbe risultare meno preferibile rispetto ad alternative quali l’olio extravergine d’oliva.

Olio di colza: proprietà ed effetti sulla salute

L’olio di colza viene prodotto dalla spremitura dei semi dell’omonima pianta, in genere delle varietà Brassica napus, Brassica rapa e Brassica juncea, sebbene in tempi recenti si preferiscano delle cultivar ibride o geneticamente modificate per massimizzarne la resa e minimizzarne l’impatto sulla salute. Coltivato soprattutto in Canada, Cina, Francia,India, Pakistan, Germania e Stati Uniti, su estesi campi di natura collinare, questo olio è noto sin da tempi antichi: già nel 1200, infatti, veniva impiegato come combustibile per l’illuminazione stradale del Nord Europa. È nel corso dell’800, tuttavia, che si incominciarono a indagare le sue proprietà come carburante, in particolare con la prima definizione dei motori diesel. Non a caso, proprio di recente è stata creata una varietà di olio di colza, raffinata e opportunamente trattata, pensata per questa tipologia di motore.

L’impiego a scopo alimentare, invece, sembra essere più ridotto nel tempo, almeno nella sua formulazione originaria. Si diffuse in molti paesi anglosassoni nel XIX secolo, poiché ampiamente disponibile e decisamente economico. L’assunzione si è tuttavia fortemente ridimensionata nel tempo, sia poiché qualitativamente meno interessante rispetto ad altri oli vegetali, che per l’evidenza di alcune conseguenze sulla salute.

=> Scopri le proprietà dell’olio di cocco


Nel corso degli anni ’60 e ’70, vennero condotti molti studi sull’olio di colza, per cercare di comprendere quali fossero i reali effetti indesiderati sull’organismo, nonché identificarne il responsabile. È quindi emerso come questo olio possa risultare sconsigliato per il benessere del cuore, poiché in grado di determinare lesioni ai tessuti cardiaci. Dalle ricerche è apparso evidente come una simile conseguenza derivi dalle elevate concentrazioni di acido erucico, un lipide considerato più dannoso dei comuni grassi saturi.

Data questa evidenza, sempre negli anni ’70 sono state avviate numerose ricerche per identificare varietà di Brassica dalla ridotta concentrazione di questo acido, anche tramite ibridazione o mutazione genetica delle piante. I migliori risultati sono stati raggiunti con l’olio di canola, di cui si parlerà nel prossimo paragrafo, una varietà con meno del 2% sul totale di acido erucico.

L’alternativa: l’olio di canola

Così come già accennato, l’olio di colza originariamente inteso può presentare possibili rischi per la salute, poiché le elevate concentrazioni di acido erucico possono risultare dannose per i tessuti del cuore. Grazie alla ricerca, tuttavia, è oggi possibile approfittare di una varietà quasi del tutto priva di questo acido, quindi maggiormente sicura dal punto di vista alimentare: l’olio di canola.

=> Scopri le proprietà dell’olio di canola


Le ricerche sull’olio di colza si sono concentrate soprattutto negli anni ’70, in particolare con gli studi condotti dall’Università di Manitoba. A partire dal 1974, sono state selezionate diverse ibridazioni di Brassica, per rilevare quelle dalla minore concentrazione di acido eurico. Dopo diverse sperimentazioni, si è giunti alla scoperta delle qualità della Canadian Brassica, un tipo di ibridazione dalle mutazioni genetiche tali da garantire concentrazioni inferiori al 2% del lipide dannoso. Da questa piante è stato quindi derivato l’olio di canola, il cui nome si riferisce a un acronimo: quello di CANadian Oil Low Acid.

Sebbene si tratti di un derivato vegetale abbastanza economico, l’olio di canola non ha comunque trovato grande diffusione sulle tavole, almeno su quelle dello Stivale, dove si preferiscono alternative qualitativamente più interessanti, quali l’olio extravergine d’oliva. In altri Paesi risulta comunque più consumato, soprattutto a livello di produzione industriale di alimenti o per le fritture. L’olio di canola apporta una grande quantità di grassi moninsaturi, anche 63 grammi su 100 di peso, ma anche buone quantità di vitamine K ed E, nonché gli indispensabili Omega 3 e Omega 6.

28 maggio 2017
Lascia un commento