L’olio di semi di canapa potrebbe diventare presto un alleato di prima linea per proteggere la salute del cuore. È quanto emerge da una ricerca condotta in Spagna, che dimostra come il prodotto sia capace di ridurre sensibilmente il rischio di sviluppare patologie cardiache.

Pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, la ricerca iberica ha analizzato l’uso della Cannabis sativa, una varietà di canapa parente di quella normalmente utilizzata a scopo ricreativo, nell’alimentazione. Le peculiarità di questa pianta è un bassissimo contenuto di agenti psicoattivi, l’ideale per l’assunzione medica, senza gli effetti tipici del classico consumo associato alle droghe leggere.

In particolare, si è scoperto come l’olio di semi di canapa sia ricco di omega-3 e omega-6, utili per eliminare il colesterolo cattivo e per ridurre il livello di pressione sanguigna, due fattori direttamente connessi alle patologie del cuore.

Quel che ha stupito i ricercatori rispetto ad altri vegetali già noti per le loro caratteristiche anticolesterolo è però come la canapa dimostri una composizione unica nel suo genere, ipoteticamente più efficace nella lotta alle patologie del cuore. Il 75% della composizione dell’olio è determinata da benefici grassi polinsaturi, mentre il 12% deriva da grassi monoinsaturi e da una piccola parte di grassi saturi.

I grassi polinsaturi sono da diverso tempo collegati alla riduzione dei livelli di colesterolo, così come alla prevenzione dell’arteriosclerosi, ovvero la chiusura dei vasi sanguigni più importanti per l’organismo, comprese le coronarie.

Inoltre, l’olio di semi di canapa conterrebbe beta-sitosterolo e campesterolo, noti per ridurre il rischio di infarto e per l’azione contrastante al colesterolo LDL, uno dei principali nemici per la salute.

Stando a quanto ipotizzato, il condimento potrà essere gradualmente introdotto nella normale alimentazione, anche come sostituto di altri oli vegetali come quello di semi, e abbinato ai già ben noti benefici di quello extravergine d’oliva. I dati rilevati dovranno però essere confermati dalla sperimentazione sull’uomo, in partenza nei prossimi mesi.

12 febbraio 2014
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