L’olio d’oliva è un prodotto che negli ultimi mesi è stato al centro di accese discussioni. Le recenti annate hanno portato alla luce, complice un rendimento al di sotto delle attese per quanto riguarda la produzione nazionale, un fenomeno preoccupante come quello dell’introduzione di prodotti di scarsa qualità nelle linee produttive commercializzate in Italia.

Al momento di acquistare un olio d’oliva che sappia rivelarsi di qualità e sostenibile è quindi più che mai necessario prestare attenzione ad alcuni dettagli, che potranno fare la differenza sia dal punto di vista del gusto che degli effetti sulla propria salute. A cominciare dal tipo di olio, che può variare a seconda della tecnica di estrazione e del grado di acidità: extravergine d’oliva (caratteristiche organolettiche inalterate e una presenza di acido oleico, espressione dell’acidità libera, inferiore agli 0,8 grammi/100 gr.); vergine di oliva (meno pregiato dell’extravergine, può esprimere un’acidità libera fino a 2 gr./100 grammi); olio di oliva (olio di oliva “raffinato” e in seguito mescolato con parti di olio extravergine o vergine, acidità consentita inferiore a 1 grammo/100 gr.); olio di sansa (sottoprodotto della spremitura delle olive ottenuto dai residui della prima lavorazione – frammenti di noccioli, residui di polpa e bucce – sottoposti a estrazione mediante solvente).

Innanzitutto è quindi opportuno sincerarsi che sulla confezione venga riportata la dicitura “Olio extravergine di oliva” così da acquistare la migliore qualità possibile tra gli oli disponibili. L’Italia ha inoltre una tradizione di produttori olivicoli che affonda le sue radici nel tempo, con alcune eccellenze a livello regionale che le sono valsi diversi riconoscimenti e certificazioni.

Ecco quindi che la provenienza italiana delle olive è uno dei possibili parametri da tenere in considerazione al momento di scegliere un olio di qualità e sostenibile. Questo innanzitutto per una questione legata alla massima riduzione del chilometraggio necessario al prodotto per raggiungere la propria tavola (minore distanza uguale minori emissioni nocive emesse durante il trasporto), ma anche per una questione legata alla maggiore chiarezza nella tracciabilità dell’alimento.

Una possibile soluzione in tal senso arriva dall’individuazione di marchi di riferimento, che sappiano offrire garanzie in merito alle tecniche di coltivazione, di raccolta e in relazione alla localizzazione del prodotto. Un passo deciso in questa direzione lo ha compiuto ad esempio Coop, che ha lanciato la linea Origine proprio per fornire ai propri consumatori alimenti dalla provenienza chiara e controllati lungo tutta la filiera produttiva.

Proprio l’attenzione alla sostenibilità del prodotto può essere garantita da un percorso di controllo, dall’origine al prodotto finito, come quello messo in atto da Coop per i prodotti Origine. Un sistema che si assicura che la raccolta e la molitura dell’oliva avvengano su territorio nazionale, così da poter ridurre la distanza percorsa dalle olive prima di essere molite e l’emissione di CO2 legata al trasporto.

Esistono infine alcuni test che possono essere condotti anche per proprio conto al fine di una prima valutazione diretta sulla qualità del prodotto scelto. Un possibile consiglio è quello di analizzarne il livello di fluidità, pratica in parte possibile anche presso lo stesso punto vendita (ruotando verticalmente la bottiglia), che dovrà risultare medio-basso e comunque inferiore a quello di oli meno pregiati. Per una valutazione più accurata occorrerà versarne due cucchiai in un bicchiere, agitarlo per far depositare l’olio sulla parete interna del bicchiere e poi valutarne la velocità di scorrimento.

Altri importanti fattori da tenere in considerazione sono la prova olfattiva (non dovrà presentare, una volta portato alla temperatura di 28 gradi, odori quali avvinato, morchia, rancido e riscaldo) e quella che coinvolge il gusto (sensazione di “amaro-piccante” considerata come nota pregiata).

26 ottobre 2017
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