Le grandi manifestazioni sportive negli ultimi anni stanno facendo di tutto per risultare sempre più ecologiche. Ma quella che sta per iniziare, le Olimpiadi invernali di Sochi, in Russia, sembra portare più svantaggi che benefici. Nonostante le promesse del Governo russo di promuovere i rifiuti zero, al momento sembra che per risolvere la questione immondizia si siano preparate soltanto discariche, alcune delle quali abusive.

Ma non finisce qui. Queste saranno le Olimpiadi invernali più costose della storia, sia dal punto di vista economico che ambientale. Costeranno infatti circa 51 miliardi di dollari e oltre duemila ettari di alberi abbattuti, peraltro spesso in foreste incontaminate. Le zone umide che facevano da oasi per gli uccelli sono state bonificate, mettendo anche in pericolo il territorio che ora è a rischio frane. Fino a prima dell’assegnazione delle Olimpiadi, la costruzione di edifici all’interno delle aree protette era fortemente limitata. Per far spazio agli impianti sportivi e ricettivi ora le regole, edilizie e ambientali, sono saltate.

Quello che rimarrà dopo i Giochi di Sochi, dicono gli esperti di Human Rights Watch, sarà un alto rischio di cedimento del terreno, inondazioni e inquinamento diffuso. I paradossi in un Paese come la Russia non mancano, e allora eccone uno servito proprio pochi giorni fa dal sindaco di Sochi, il quale ha presentato un nuovo negozio di Louis Vitton come simbolo del progresso mentre la popolazione che vive tutta intorno alla città non ha nemmeno l’acqua corrente in casa, e alcuni sono persino senza allaccio alla fognatura.

Alcune abitazioni sono state abbattute per fare spazio alle autostrade e la qualità della vita delle persone che vivono nei villaggi intorno a Sochi è passata dall’essere pessima all’essere disastrosa. Quello che loro contestano è che, oltre a non aver tratto benefici dai Giochi, ora saranno costretti a sorbirsi anche le discariche che sono state aperte vicino alle loro case, nonché aria e acqua inquinate. Molti rifiuti hanno già cominciato a sfuggire al controllo e, navigando attraverso i torrenti, sono finiti nel Mar Nero.

Come spesso accade in Russia, la censura del regime è netta. I media locali non possono raccontare di questi scandali, e chi lo fa, come Evgeny Vitishko, membro della Guardia ambientale del Caucaso del Nord, si ritrova esiliato in una colonia penale per tre anni, con tanto di messa al bando del suo gruppo. Così come lo zoologo Suren Gazaryan e il suo gruppo ambientalista, costretti a fuggire in Estonia per evitare l’arresto.

Il regime si difende affermando che per ogni albero abbattuto ce ne saranno cinque ripiantati, e gli animali che rischiano di ritrovarsi senza territorio verranno trasferiti. Secondo le ONG però ci sono forti dubbi che ciò avvenga, e sicuramente non basterebbe per salvare l’ecosistema della Valle Mzymta.

28 gennaio 2014
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I vostri commenti
Adri, mercoledì 29 gennaio 2014 alle16:59 ha scritto: rispondi »

Sono consapevole che al giorno d'oggi tutto è basato sul consumismo e capitali (che la Russia riceverà in abbondanza con l'inizio dei giochi ) ma se i media russi non possono far conoscere la verità ai propri concittadini, almeno i partecipanti alle olimpiadi ne sono a conoscenza? Come minimo loro potrebbero protestare rifiutandosi di gareggiare in difesa dell'ambiente e della vita di molte persone messa a rischio. L'orgoglio non può averla sempre vinta.

Gigi, martedì 28 gennaio 2014 alle10:39 ha scritto: rispondi »

non conosco le regole per l'assegnazione dei giochi olimpici alle varie nazioni, ma il comitato olimpico non controlla a priori se la nazione assegnataria ha già gli impianti o per lo meno se i progetti per la loro realizzazione sono fattibili e improntati al rispetto del territorio? A me sembra che il comitato abbia delle grosse responsabilità in questa vicenda e mi meraviglio che solo alla vigilia dei giochi tutto ciò emerga in maniera così scandalosa....

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