Si sono appena concluse le Olimpiadi 2016 del Brasile e già si pensa a quelle del 2020 che si svolgeranno in Giappone. Uno dei concetti che sta entrando, anche se a fatica, in queste imponenti manifestazioni è quello della sostenibilità. Già in quest’ultima edizione se ne è parlato e se ne è tenuto conto, ma per la prossima il Giappone lancia una sfida, che è anche una provocazione: realizzare tutte le medaglie olimpiche con metalli recuperati dall’e-waste nazionale.

Potrebbe sembrare poca cosa se paragonato all’impatto che un’Olimpiade ha per un Paese. Basti pensare ai consumi energetici, alle spese per la realizzazione di nuovi immensi edifici (spesso abbandonati una volta conclusisi gli eventi) e agli sprechi che ne conseguono. Resta però un gesto simbolico che vuole significare proprio la necessità di ripensare anche questi momenti in una chiave più sostenibile.

Già nell’ultima Olimpiade i criteri con cui sono state realizzate le medaglie hanno rispettato rigorosi standard decisi per ridurne l’impatto ambientale: l’oro che è stato impiegato è stato estratto senza l’uso di mercurio, l’argento e il bronzo per il 30% sono stati riciclati, mentre la plastica utilizzata per i nastri proveniva per il 50% da bottiglie di plastica riciclate.

La decisione del Giappone è una sfida anche per il proprio sistema di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici, che non è ancora al massimo dell’efficienza. Dal 2013 esiste una legge che regolamenta il riciclaggio anche dei piccoli elettrodomestici, ma la rivista Nikkei Asian Review riporta che attualmente su 650.000 tonnellate di rifiuti di questo tipo, ne vengono raccolti 100.000.

Anche Takeshi Kuroda, presidente del Gruppo ReNet Giappone, che si occupa della gestione del riciclo di questi materiali, conferma le difficoltà del Paese, ma afferma come delle soluzioni siano possibili:

Abbiamo bisogno di un sistema che renda più facile per i consumatori trasformare i rifiuti elettronici in beni di consumo usati. Un sistema di raccolta dovrebbe essere creato dal settore privato, e i governi centrali e locali dovrebbero avere il compito di pubblicizzare tali servizi privati. Se questa cooperazione pubblico-privato progredisce, la raccolta dei rifiuti elettronici progredirà anch’essa.

Nonostante le problematiche del Paese, che potranno essere stimolate verso una risoluzione se l’obiettivo sarà raggiunto, i numeri del Giappone sembrano già buoni: nel 2014 ad esempio sono stati raccolti 143 kg d’oro, 1.566 kg di argento e 1.112 tonnellate di rame, già sufficienti per la realizzazione del prossimo medagliere.

Per facilitare le operazioni relative al progetto è stato creato un gruppo di organizzatori olimpici, funzionari governativi e dirigenti di società che stanno cercando di accelerare e intensificare la raccolta di questo tipo di materiali a livello nazionale.

25 agosto 2016
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