Le Olimpiadi del 2020 tengono banco fra gli argomenti più caldi del momento. Le candidature fin’ora depositate per ospitarle sono: Baku (Azerbaigian), Doha (Qatar), Istanbul, Madrid, Tokyo e, soprattutto, Roma. Proprio attorno alla città eterna ruotano diverse polemiche.

Se il Governo Monti non si è mostrato così attivo nei confronti di tale opportunità, partiti politici e grandi fette della società civile si stanno muovendo affinché i giochi tornino finalmente a svolgersi in Italia. ad esempio, un appello al governo è stato firmato da sportivi ed ex sportivi del calibro di: Gigi Buffon, Francesco Totti, Federica Pellegrini, Yuri Chechi e Valentina Vezzali.

Tra i meno entusiasti annoveriamo Legambiente che, pur lodando l’opportunità di sviluppo che le Olimpiadi garantirebbero, si è mostrata piuttosto critica nei confronti del progetto attuale:

Il progetto di Olimpiadi per Roma 2020, almeno per come è ora, non convince. Guardando al merito, nonostante il positivo utilizzo di molti impianti esistenti, è prevista comunque l’occupazione – per la realizzazione di nuovi complessi edilizi- delle delicate aree del Fiume Tevere nonostante le enormi volumetrie realizzate in questi anni e quelle previste dal Prg. E se fosse condivisibile il progetto di Parco fluviale, quello dovrebbe servire a una riqualificazione vera del fiume, come è avvenuto per le altre città europee già citate, piuttosto che a occupare ulteriori aree libere, come nel caso di alcune piscine dei passati Mondiali di Nuoto.

È, però, un altro il tema caldo che preoccupa. Attualmente il piano di sviluppo della mobilità urbana del Sindaco Gianni Alemanno prevede una sorta di scambio fra il Comune e le aziende edili. Soprattutto, per quel che riguarda la Metro B2, il patto consiste in grossi investimenti privati nella costruzione della linea metropolitana, in cambio del diritto di costruire in larghe zone periferiche, grazie anche a un “provvidenziale” cambio nel piano regolatore. In altre parole, utilizzando il vocabolario di chi si oppone a tale decisione, il Comune starebbe aprendo nuovamente le porte a quegli abusi edilizi che già hanno devastato la Capitale negli anni passati.

Il timore di Legambiente, allora, è proprio quello che i lavori necessari per rendere Roma adatta a un evento come le Olimpiadi dal punto di vista della mobilità diventino l’occasione per ancora più larghe speculazioni:

Sulla mobilità, poi, viste anche le difficoltà delle casse pubbliche, l’evento potrebbe addirittura peggiorare la già difficile situazione della città. È infatti nota la difficoltà di reperire le risorse per completare la Metro C oltre San Giovanni e attraversare il centro storico. Mentre il completamento dell’anello ferroviario, con la nuova Stazione di Tor di Quinto prevista nel parco fluviale Olimpico, non è nei piani finanziari di Rfi o della Legge Obiettivo. Poiché da soli questi due interventi, indispensabili per il rafforzamento della mobilità a Roma, hanno un costo superiore all’intera previsione di spesa prevista dal Dossier Olimpico è evidente che ci vorranno ulteriori finanziamenti, molto superiori a quelli previsti dalla candidatura ed è chiaro il rischio che Roma si ritrovi in serie difficoltà. Sarebbe inoltre molto alto, a tal proposito, il prezzo in termini urbanistici per l’utilizzo di fondi privati in cambio di nuove ingenti cubature da realizzare al di fuori e in aggiunta alle programmazioni già previste (come sta avvenendo per il prolungamento della Metro B1).

Le riserve espresse dall’associazione ci sembrano piuttosto fondate. Chi vive Roma, sa benissimo come la questione edilizia e quella della mobilità abbiano risvolti persino tragici e l’entusiasmo per le Olimpiadi non dovrebbe diventare l’occasione per una cattiva gestione di tali problematiche.

Fonti: Legambiente

9 febbraio 2012
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento