Ammonta a 62 mila tonnellate la quota di oli vegetali esausti raccolti nel 2015. Di queste l’85% è stato recuperato e avviato alla produzione di biodiesel. Questi i numeri contenuti nel primo bilancio degli impatti ambientali ed economici presentato oggi a Roma da CONOE, Consorzio nazionale impegnato nel trattamento degli oli esausti di origine vegetale e animale. A curare il report la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Secondo i dati presentati l’incremento nella raccolta degli oli esausti di origine vegetale ha segnato un incremento del’44% rispetto al 2010. Importante anche la ricaduta economica della filiera CONOE, il cui valore economico mediamente generato risulta superiore ai 30 milioni di euro annui in ognuno degli ultimi cinque anni. Come ha spiegato Tommaso Campanile, presidente CONOE:

L’imminente introduzione del contributo ambientale rappresenta un momento di svolta che potrà garantire un incremento della raccolta degli oli vegetali esausti provenienti dalle attività professionali, nonché una maggiore tracciabilità dei prodotti a garanzia della salute dei consumatori. L’auspicio è che a breve, attraverso una modifica legislativa, la nostra raccolta possa allargarsi anche agli oli esausti domestici prodotti dai privati cittadini, che costituiscono il 64% del totale raccoglibile

Secondo la ricerca curata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile emerge inoltre che le 62 mila tonnellate di oli esausti raccolte rappresentano ben il 22% del totale raccoglibile (pari a 280 mila t.). Dalle 53 mila tonnellate rigenerate sono state ricavate 49 t. di biodiesel CONOE.

I benefici ambientali per il Paese derivanti corrisponderebbero al risparmio di 152 mila tonnellate di CO2 e di 63 mila metri cubi di acqua. Bilancio che potrebbe crescere fino a 790 mila tonnellate di CO2 e 282 mila metri cubi d’acqua con la trasformazione di tutti gli oli vegetali esausti generati in Italia. Stando a quanto ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti:

Oggi anche il CONOE entra nella storia dei Consorzi italiani, inserendosi in un processo già avviato che ha portato a risultati positivi in un settore strategico come quello degli oli vegetali esausti. In questi mesi stiamo lavorando per adeguarci alle richieste dell’Europa, che impone di rivedere lo statuto dei Consorzi per garantire i massimi livelli di trasparenza e competitività.

Secondo quanto invece sottolineato da Andrea Olivero, vice ministro delle politiche agricole alimentari e forestali:

La nostra visione strategica di agricoltura trova piena collocazione nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che è alla base della green economy. La spinta che arriva dall’Unione Europea, con il pacchetto sull’economia circolare, comporta un ripensamento complessivo dei nostri modelli produttivi e l’attività del CONOE ne è un esempio.

Per raggiungere risultati significativi non si può prescindere da un’azione comune volta a creare e a rafforzare le filiere perché operino sul territorio in maniera integrata, avviando sinergie e forme di cooperazione con l’obiettivo di inquinare di meno e utilizzare al meglio le risorse.

7 giugno 2016
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