Uno studio destinato a far discutere parecchio: è quello pubblicato dall’International Journal of Agricultural Sustainability, che parla di un sostanziale fallimento delle tecnologie OGM, sottolineandone, invece, le minacce per la biodiversità procurate invece da questo tipo di produzione agricola.

Il “Sustainability and innovation in staple crop production in the US Midwest”, studio condotto da Università di Canterbury in Nuova Zelanda, ha confrontato i dati relativi a 50 anni di produzioni agricole in Europa occidentale e negli States. Secondo i ricercatori, le biotecnologie e le colture OGM praticate in America stanno riducendo le rese per ettaro e aumentano notevolmente l’inquinamento a causa dell’uso massiccio dei pesticidi: in Europa, invece, tutto ciò non si sarebbe ancora verificato a causa dello stop posto da molti Paesi alle politiche sugli OGM.

Secondo i ricercatori, gli OGM sono un sistema vulnerabile, che subisce molto di più le conseguenze degli eventi climatici sempre più estremi e comporta delle variazioni nella robustezza dei parassiti che diventano resistenti ai pesticidi. Secondo lo studio:

L’Europa ha imparato a ricavare più cibo per ettaro usando meno sostanze chimiche nel processo. Le scelte degli Stati Uniti in tema di biotecnologia li stanno lasciando indietro rispetto all’Europa, sia in termini di produttività che di sostenibilità.

Secondo lo studio, inoltre, i prezzi e le speculazioni dipendono enormemente dalla stabilità dei raccolti e quindi dalla resistenza delle colture ai cambiamenti climatici: più la produzione è stabile, più le speculazioni diventano infruttuose, rendendo più forte l’intero sistema. Inoltre, gli scienziati sottolineano il legame che si è stabilito fra economia americana, politiche di incentivo e produzione agricola:

L’agricoltura risponde agli incentivi commerciali e legislativi. Questi prendono la forma di sussidi, strumenti per tutelare i diritti alla proprietà intellettuale, incentivi fiscali, promozioni commerciali e legislazione. I sistemi d’incentivi negli Stati Uniti in spingono verso la dipendenza dai semi OGM e da pratiche di gestione che sono inferiori a quelle adottate e sussidiate in Europa.

Ma il rapporto pubblicato sull’IJAS ha già scatenato spinose polemiche: sono molti i critici del lavoro condotto dall’Università di Canterbury, in particolare sul campione preso in esame. Le dimensioni dei mercati e ambienti produttivi, fra USA ed Europa, non sono proporzionate: la quantità di mais prodotto nella Corn Belt non è paragonabile a quella europea in toto, ma ha caratteristiche in comune solo con alcune zone, come la Pianura Padana. Inoltre, mancano dei paragoni fondamentali con zone specifiche in cui gli OGM sono in uso, come ad esempio il territorio spagnolo. I dati raccolti dai ricercatori neozelandesi sono, per molti osservatori, incompleti e parziali.

Quello degli OGM è un tema destinato a far discutere ancora per molto tempo: oltre ai problemi produttivi e alimentari, c’è una questione che nello studio viene trattata superficialmeente, ovvero quella politica della gestione delle sementi da parte delle multinazionali come la Monsanto, contro cui da anni gli attivisti delle associazioni ambientaliste si battono, a causa delle gravi conseguenze ambientali, umane e sociali che i brevetti comportano.

24 giugno 2013
In questa pagina si parla di:
OGM
Fonte:
I vostri commenti
mex silvio, lunedì 24 giugno 2013 alle19:55 ha scritto: rispondi »

si deve maggiormente mettere in risalto l'AVVELENAMENTO DEL TERRENO , che porta a cibarsi con prodotti in cui c'è la presenza di pesticidi...(indispensabili per le coltivazioni OGM ) avvelenamento che comporta un aumento ESPONENZIALE delle allergie , della presenza di sostanze tossiche usate come pesticidi ....nei tessuti UMANI , cosa che ha portato un grande allarme , perchè , queste sostanze sono state trovate nei bambini...assunte nutrendosi di latte....!!!!

Lascia un commento