Le patatine fritte potrebbero essere meno cancerogene grazie agli OGM. Gli agricoltori americani venerdì scorso hanno infatti ricevuto il via libera dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense per la coltivazione di una pianta geneticamente modificata che produrrà patate più salutari.

Nel corso della frittura, le patate prodotte dalle varietà non geneticamente modificate rilasciano una sostanza chimica potenzialmente cancerogena, l’acrilammide. Le piante di patate GM sono state alterate allo scopo di rilasciare quantità inferiori di acrilammide, fino al 50-75% in meno rispetto alle varietà non GM. Una buona notizia soprattutto per i clienti delle grandi catene di fast food, che potranno finalmente ordinare patatine fritte meno deleterie per la salute.

La pianta di patate geneticamente modificata è stata creata dai bioingegneri della JR Simplot Co., un’azienda privata con sede a Boise, nell’Idaho. La nuova patata OGM è anche più resistente. In questo modo si ridurranno le perdite dovute alle ammaccature che si verificano di frequente durante il trasporto dal campo alla tavola.

Le associazioni dei consumatori sono già sul piede di guerra, ma questa volta le loro proteste potrebbero risultare vane. La situazione è infatti molto diversa da quando, nel 1990, la patata GM della Monsanto fallì a trovare un suo mercato. Questa volta la JR Simplot Co. cerca infatti di far accettare la varietà geneticamente modificata facendo leva su un aspetto caro a molti americani: la salute.

L’azienda chiamerà la patata “Innata” perché, a differenza di altre colture OGM, non contiene geni di altre specie come i batteri. La nuova coltura è stata creata incrociando segmenti di DNA provenienti da diverse piante di patate.

Il materiale genetico così assemblato è capace di disattivare quattro dei geni coinvolti nella produzione di alcuni enzimi. Secondo gli esperti del Centro per la sicurezza alimentare, gli effetti di questa tecnica però non sono ancora sufficientemente noti. Interferire con l’RNA potrebbe avere conseguenze impreviste.

10 novembre 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 10 novembre 2014 alle23:11 ha scritto: rispondi »

Eccezionale trovata pubblicitaria per i fast.-food e per tutti gli interessi che ci gravitano. Speriamo che almeno sia potenzialmente vera, anche se penso che sia il tipo di olio e il sistema di cottura ad influire veramente sulla nocività del prodotto.

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