La spinosa questione degli OGM è giunta oggi a una risoluzione, per il momento solo politica, in sede europea. I ministri dell’Ambiente dei vari Paesi dell’Unione hanno infatti raggiunto un accordo, stabilendo che ciascuno Stato sarà libero di proibire le colture OGM senza dover esporre alla Commissione Europea le ragioni del divieto, come avvenuto fino a oggi a ogni proroga del divieto sul territorio nazionale tramite decreti. Allo stesso modo, ciascun governo potrà decidere di consentire la coltivazione degli OGM sul suo territorio, stabilendo delle regole per tutelare le colture non geneticamente modificate o limitandone la diffusione.

Nello specifico, nella nota pubblicata dal commissario UE per la Salute Tonio Borg, si legge che ciascun Paese potrà emanare leggi proprie per regolamentare la coltivazione degli OGM, senza obbligo di fornire, come giustificazione, prove scientifiche o clausole di salvaguardia. Il ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti ha commentato l’accordo UE sugli OGM, esprimendo soddisfazione per l’intesa raggiunta in sede comunitaria e ribadendo il secco no dell’Italia alle colture geneticamente modificate:

Credo sia un buon accordo e un buon compromesso. Molti Paesi volevano politiche meno stringenti, altri invece, come l’Italia, ancora più stringenti, ma la voglia di uscire da questa situazione e il senso di responsabilità ci hanno portati a trovare una sintesi in questo documento che, se redatto entro la fine del semestre di presidenza italiana, sarebbe un segnale forte di unità dell’Europa.

Proprio in merito a questo accordo, Greenpeace e Slowfood avevano espresso profonda preoccupazione nelle scorse ore, definendo il testo una “trappola”. Gli ambientalisti sono convinti infatti che in sede legale il divieto non reggerebbe, esponendo i Paesi che vogliono proibire gli OGM, tra cui l’Italia, alle ritorsioni delle multinazionali biotech. Per questa ragione le due associazioni hanno chiesto al Parlamento europeo provvedimenti più forti e con una maggiore solidità giuridica. Anche perché, incalzano le associazioni:

Questo testo impedisce agli Stati membri di utilizzare le motivazioni legate ai rischi per salute e l’ambiente derivanti da colture OGM per limitarne la coltivazione a livello nazionale.

Anche AIAB, Federbio e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica parlano di trappola, affermando che in realtà ogni Stato dovrà trovare delle giustificazioni valide, escluse quelle ambientali e quelle relative alla salute, per proibire effettivamente gli OGM. Senza contare che si potrà vietare una coltura alla volta e non le colture transgeniche nella loro totalità. Ma il difetto più grave del testo presentato dalla Grecia riguarda il potere dato alle aziende biotech che godranno di una facoltà di intervento senza precedenti.

Per le associazioni agricole occorre valutare gli impatti a lungo termine degli OGM sotto tutti gli aspetti, da quello ambientale a quello socio-economico. In una nota congiunta le tre associazioni hanno chiesto alla Presidenza Italiana dell’UE di avviare un confronto partendo dalle posizioni adottate dal Parlamento europeo nel 2011 e non dall’accordo raggiunto oggi, per arrivare a una risoluzione entro la fine dell’anno e permettere a ogni Stato di bandire totalmente le colture OGM sul suo territorio. La palla passa ora al nuovo Parlamento europeo, presieduto proprio dall’Italia. Già dal prossimo autunno dovrebbero iniziare i negoziati per approvare in via definitiva il provvedimento sulla ri-nazionalizzazione degli OGM.

12 giugno 2014
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 12 giugno 2014 alle23:21 ha scritto: rispondi »

Questo purtroppo è il primo passo per scardinare il muro NO-OGM europeo. Morale sconsolante : i grandi gruppi di pressione economici prima o poi vincono sempre, e il governo italiano non lo vedo per niente "baluardo incrollabile" contro le multinazionali OGM.

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