OGM: da Cassazione via libera alla semina, ma occorre autorizzazione

Sì alle colture OGM, ma solo in presenza di esplicita autorizzazione. È quanto ha stabilito la Terza sezione penale della Cassazione, ribadendo che è possibile coltivare prodotti transgenici solo quando sia stata ottenuto il permesso previsto dalla legislazione nazionale in materia:

L’autorizzazione che la normativa nazionale richiede per la messa in coltura – si legge nella sentenza numero 11148 – è rivolta a perseguire la finalità (specificamente riconosciuta dalla disciplina europea) che le colture transgeniche vengano introdotte senza pregiudizio per le attività agricole preesistenti.

Non è possibile, dunque, procedere alla semina in assenza di esplicito “via libera”. Per questo la Corte ha convalidato il sequestro preventivo di tutti i beni di un’azienda agricola di Pordenone, che aveva appunto messo in coltura mais geneticamente modificato senza la necessaria autorizzazione. Una procedura vietata anche dall’ordinamento comunitario:

Nell’Ue possono essere coltivati solo OGM (Organismi Geneticamente Modificati) esplicitamente autorizzati per la coltivazione – prosegue la sentenza della Cassazione – e gli aspetti ambientali e sanitari sono già contemplati dalla valutazione del rischio ambientale della procedura comunitaria di autorizzazione.

Secondo i difensori dell’imprenditore agricolo, invece, le sementi geneticamente modificate in questione erano oggetto di “rituale autorizzazione per l’immissione in commercio” e pertanto, per il solo fatto di essere state abilitate alla vendita, potevano liberamente essere messi a coltura. Una tesi che non ha convinto la Suprema Corte.

23 marzo 2012
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