L’Europa non ama gli OGM. Nell’ultimo anno, nei Paesi dell’Unione Europea in cui le produzioni sono ammesse dalle leggi nazionali, sono calati del 3% i terreni coltivati con semine biotech. A dimostrarlo sono i dati del rapporto annuale dell’International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaaa).

Un dato in controtendenza rispetto a quello che riguarda il resto del mondo, dove le semine biotech sono in crescita benché siano soltanto 28 i Paesi in cui gli OGM possono essere prodotti, per un totale di 181 milioni di ettari di terreno.

In Europa, invece, sono solo 5 gli Stati in cui è possibile utilizzare le semine biotech: in particolare la legislazione europea prevede l’impiego esclusivo del mais MON810 della Monsanto. È la Spagna a farla da padrone nel settore: lì viene coltivato il 92% del mais biotech, pari 131.538 ettari, mentre la parte restante è divisa tra Portogallo, Romania, Slovacchia e Repubblica Ceca.

Malgrado la produzione spagnola, i terreni coltivati a semine biotech sono in calo in tutto il suolo europeo: segno che la politica di libertà concessa dalle istituzioni europee agli Stati Membri sta prendendo una piega ben precisa. Dopo il voto europeo della nuova legge sugli OGM saranno i ministri competenti per i vari Paesi a decidere se aprire o vietare l’uso di tali tecnologie sui propri terreni.

Per l’Italia il tema è centrale. La difesa del Made in Italy è al centro del conflitto fra produttori e multinazionali come la Monsanto ormai da anni. Dopo le proteste che hanno coinvolto il Friuli, ma anche alcune regioni del Centro, il decreto che metteva al bando le coltivazioni del mais OGM sul territorio nazionale, risalente al luglio 2013, è stato da poco rinnovato. Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, commentando i dati dell’Isaaa ha spiegato:

Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy.

Adesso si attende il via libera finale alla direttiva Europea che consentirà ai Paesi dell’Unione di decidere autonomamente se limitare o proibire la coltivazione di OGM sul proprio territorio nazionale, anche nel caso di prodotti autorizzati a livello comunitario.

Il mais Monsanto la fa da padrone nei 28 Stati, su 198 al mondo, in cui le semine biotech sono ammesse: più in generale sono mais, cotone e soia le produzioni più diffuse nel mondo. Il cotone viene in gran parte acquistato dal settore tessile: la soia e il mais, invece, vengono generalmente impiegati nella produzione di mangimi per animali da allevamento.

Sono gli Stati Uniti a detenere il primato mondiale di semine biotech, con 73.1 milioni di ettari coltivati a OGM: in particolare mais, soia, cotone, colza, barbabietola da zucchero, alfa alfa, papaia e zucca. Gli USA sono seguiti dal Brasile con 42,2 milioni e dall’Argentina, con 24,3 milioni di ettari: qui regnano mais, cotone e soia.

Al quarto posto troviamo l’India e il Canada, che contano entrambe 11.6 milioni di ettari di terreno coltivati con semine biotech, in particolare la semina del cotone.

Al quinto posto la Cina con 3,6 milioni di ettari: qui oltre a soia, mais e cotone, diverse migliaia di ettari sono coltivati a peperoni, melanzane e pomodori OGM. Infine, nella top ten delle semine biotech troviamo anche Paraguay, Pakistan, Sud Africa, Uruguay e Bolivia.

30 gennaio 2015
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