Quando piove dopo tanto tempo, soprattutto se si tratta di una pioggia leggera, rimane poi nell’aria un caratteristico odore, fresco di terra bagnata, che ormai riconosciamo e associamo proprio all’acqua che ha appena bagnato il suolo.

Nel corso degli anni sono stati molteplici gli studi che hanno cercato di spiegare questo fenomeno. Nel 1964 due scienziati australiani avevano parlato di “petrichor”, neologismo che prende il suo significato dal greco e precisamente dalle parole “Petra”, che sta per “pietra” e “ichor”, che nella mitologia greca è il fluido che scorre come sangue nelle vene degli dei e degli immortali.

I due avevano parlato di oli emessi dalle piante, e alcune sostanze chimiche prodotte dai batteri, che dopo una pioggia conseguente a un lungo periodo di siccità, portano a questo caratteristico odore. Però non ne avevano spiegato i meccanismi.

Mentre da un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge ora verrebbe la scoperta che completa il quadro: quando una goccia d’acqua colpisce una superficie porosa ingloba piccole sacche d’aria che tendono poi ad prendere un’accelerazione verso l’alto, come le bolle di CO2 nell’acqua gasata, fino a rompere la superficie della goccia.

Vengono così rilasciate nell’aria particelle microscopiche chiamate “aerosol”, che portano con sé elementi aromatici, ma anche batteri, virus e contaminanti presenti nel suolo. Tutto questo conferirebbe all’aria l’odore caratteristico di quando è appena piovuto. Lo studio è stato pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Nature Communications.

Cullen R. Buie, un assistente di ingegneria meccanica al MIT, insieme a Youngsoo Joung, assegnista nel suo laboratorio, hanno condotto circa 600 esperimenti su 28 tipi di superfici diverse: 12 materiali realizzati ad hoc e 16 campioni di suolo. Ulteriori prove sono state fatte intorno al campus del MIT, lungo il fiume Charles e con il terreno sabbioso prelevato dalla Nahant Beach a Nahant, in Massachusetts.

Dopo aver misurato in laboratorio la permeabilità di vari campioni di suolo, Buie e Joung hanno creato un sistema di telecamere ad alta velocità, in grado di catturare le immagini dell’impatto delle gocce d’acqua sulle varie superfici.

Hanno scoperto che appena una goccia d’acqua colpisce un materiale, si appiattisce. Contemporaneamente si formano bollicine che attraversano la goccia, per scoppiare poi all’aria verso l’alto.

Il processo cambia a seconda della velocità della goccia e della porosità della superficie. Una pioggia leggera e moderata rilascerebbe infatti più aerosol di una scrosciante, che per la forza dell’impatto non lascia il tempo per la formazione delle bollicine. Coma ha commentato infatti Joung:

Quando una pioggia moderata o leggera colpisce terreni sabbiosi o argillosi, è possibile osservare un sacco di aerosol, perché l’argilla sabbiosa ha proprietà bagnanti medie.

Da qui egli, assieme allo studente laureato Zhifei Ge, stanno partendo con la realizzazione di esperimenti simili su superfici che contengono batteri del suolo e agenti patogeni, come E. coli, per osservare se tali contaminanti possono essere rilasciati e diffusi in modo significativo con le precipitazioni, con le implicazioni che questo avrebbe nei confronti di alcune patologie che colpiscono l’uomo.

26 gennaio 2015
Fonte:
MIT
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