Gli oceani costituiscono circa il 71% della superficie terrestre e sono una risorsa di inestimabile valore, non solo perché sono i nostri serbatoi d’acqua, ma anche perché forniscono importantissime risorse alimentari. Risorsa inestimabile fino ad oggi, perché il WWF nel suo rapporto “Reviving the Ocean Economy: The case for action – 2015“, uscito ieri e realizzato in collaborazione con il Change Global Institute presso l’Università del Queensland e con il Boston Consulting Group (BCG), ha fatto proprio questo: quantificarne il valore proprio in termini economici.

La maggior fonte di reddito relativamente agli oceani è offerta dalla pesca, dal turismo e dalle rotte di navigazione, ma anche la protezione che offre dalle tempeste costiere, ha il suo peso in termini di risparmio economico per gli Stati. Si parla di 24 mila miliardi di dollari in totale, 2.500 solo nella generazione di beni e servizi.

Una ricchezza immensa. Se si dovesse considerare la nostra risorsa oceanica come uno Stato, sarebbe la settima potenza al mondo, prima di Brasile, Russia e India. Questi valori sono stati calcolati per difetto perché non sono stati inclusi nella conta, né il petrolio che dalla perforazione delle sue profondità si può ricavare, né l’energia eolica che può essere prodotta off-shore, né vantaggi immateriali come la capacità di regolare il clima.

Un bene preziosissimo che però è sempre più in pericolo. Il professor Ove Hoegh-Guldberg, autore principale del rapporto e direttore dell’australiano Change Global Institute, sostiene infatti che:

Gli oceani sono in cattivo stato, che sta rapidamente peggiorando. La pesca sta iniziando a crollare, ci sono livelli record di inquinamento, come l’inquinamento da plastica, e c’è il cambiamento climatico.

Questa generazione di esseri umani sta definendo il futuro di 300 generazioni di esseri umani. Stiamo conducendo questi esperimenti con il nostro mondo, nonostante le conseguenze per le persone.

Eppure più di due terzi del valore annuo del mare si basa sulle condizioni di salute per mantenere la sua produzione economica annuale. Se anche quindi non fosse una sensibilità ambientale a muoverci, dovrebbe esserci quella economica. Gli oceani sono a rischio oggi come mai nella storia, per questo gli autori del rapporto sperano che il testo con i suoi dati possano lanciare un preciso messaggio al mondo imprenditoriale e politico, come sostiene Douglas Beal, Partner e direttore amministrativo del Boston Consulting Group:

Essere in grado di quantificare sia il valore annuale che patrimoniale degli oceani del mondo, ci mostra ciò che è in gioco in numeri concreti; dal punto di vista economico e ambientale. Ci auguriamo che questo serva come invito a imprenditori e politici per prendere decisioni più sagge e più calcolate quando si tratta di plasmare il futuro dell’economia collettiva degli oceani.

Per questo il testo propone un piano di azione in otto punti, tra i quali i principali riguardano una maggiore attenzione negli accordi delle Nazioni Unite sugli oceani, profondi tagli alle emissioni, il raggiungimento di almeno il 30% di aree marine protette entro il 2030 e un’azione più forte per combattere la pesca illegale.

24 aprile 2015
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WWF
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, sabato 25 aprile 2015 alle1:48 ha scritto: rispondi »

Gli oceani per noi sono vitali e la vita non ha prezzo. L'unico modo per salvarli consiste nel contenere le persone da sfamare altrimenti sarà la catastrofe planetaria. Ma bisogna essere dei "geni " per capirlo?

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