Le emissioni di CO2 non stanno causando solo un anomalo aumento delle temperature atmosferiche, con i pericoli che questo comporterà, ma hanno una diretta influenza anche sulla vita negli oceani. Gli effetti già ad oggi sarebbero davvero preoccupanti.

Lo afferma uno studio pubblicato qualche giorno fa su Science e condotto da un gruppo di scienziati della California University di Santa Barbara, in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Stanford (California) e della Rutgers University (New Jersey). Quello che si prospetta è un’estinzione di massa senza precedenti. Come ha commentato Douglas J. McCauley, ecologo presso la California University e autore della ricerca:

Potremmo essere seduti sull’orlo di un precipizio.

L’aumento di CO2 ha alterato la chimica acquatica con effetti di acidificazione e a questo si aggiunge anche l’aumento delle temperature nelle acque.

Questo avrebbe causato finora la perdita del 40% dei coralli esistenti e migrazioni di massa di pesci come il branzino “black sea-bass”, originario delle aree al largo della Virginia, che si è spostato verso il New Jersey.

A rischio quindi la biodiversità che sottende all’equilibrio esistente e necessario per la vita negli oceani. La buona notizia è che, come afferma il biologo marino della Rutgers University, Malin L. Pinsky, che ha collaborato allo studio:

Siamo fortunati in molti modi perché l’impatto distruttivo dell’uomo sta accelerando, ma c’è ancora tempo per invertire la rotta.

L’oceano manterrebbe infatti ad oggi una buona capacità di autodepurazione che potrebbe ancora permettere, a patto di una diminuzione diffusa e non localizzata di inquinamento ed emissioni, di salvare il suo equilibrio e la sua salubrità.

Stephen R. Palumbi della Stanford University, altro autore dello studio, sostiene che la risorsa migliore per salvare l’oceano sia “l’oceano stesso”. L’uomo deve dare però il proprio contributo, se non per favorirlo, almeno per non ostacolare ulteriormente questo processo.

19 gennaio 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, lunedì 19 gennaio 2015 alle19:59 ha scritto: rispondi »

Causa primaria, ma sempre trascurata : Sovrappopolazione mondiale.

luigi Antonio Pezone , lunedì 19 gennaio 2015 alle18:37 ha scritto: rispondi »

Se non fossimo condizionati da una classe dirigente corrotta e incompetente e scienziati che prendono finanziamenti solo per approfondire i problemi ma tacciono sulle soluzioni proposte da persone di buon senso, qualcuno si sarebbe accorto che potremmo produrre energia, ossigenando i fondali inquinati nelle zone costiere con impianti sommersi intubati che utilizzerebbero una pompa e una turbina accoppiate rispettivamente a un motore e un alternatore sommerso. Le perdite di carico idrauliche sarebbero assorbite completamente dal battente idrostatico trasformato in energia cinetica dalla rotazione della pompa. Questa sarebbe l'energia più pulita ed economica del mondo. Ma realizzando impianti galleggianti al largo degli oceani, dove non esistono onde, possiamo colonizzare le immensità oceaniche, sollevando nutrienti e carbonati solubilizzati dalle alte pressioni idrostatiche per creare fitoplancton e zooplancton superficiale. questo comporterebbe la creazione di una immensa fonte di produzione alimentare ma anche la restituzione dell'alcalinità perduta dagli oceani in duecento anni di industrializzazione sbagliata. Ma oltre a questo gli impianti termici possono produrre carbonati nelle acque di raffreddamento contrastando l'acidificazione dei laghi e dei mari. E' tutto scritto nel sito web , mentre Autorità, imprenditori, scienziati,associazioni ambientali, giornalisti fanno finta di niente. Aspettano che un pensionato come il sottoscritto realizzi anche i prototipi.

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