La vittoria del neo-eletto Presidente, Barack Obama, avrà influenze dirette anche sulle politiche ambientali del più grande paese industrializzato del mondo.

L’ambiente e l’ecologia sono stati tra i temi principali della campagna elettorale di Obama e sarà il settore dove, probabilmente, più netto sarà il cambiamento di rotta del governo americano. In attesa dell’insediamento alla Casa Bianca, Obama ha intenzione di avviare diverse riforme in un ottica eco-friendly.

Sulla falsa riga del modello europeo, gli Stati Uniti, nella visione di Obama, dovranno ridurre del 10% la dipendenza dal petrolio, aumentare del 10% la produzione di energia proveniente da fonti rinnovabili e ridurre del 15% i consumi di elettricità. Tutto questo nell’arco di 10 anni.

Per arrivare all’obiettivo probabilmente più ambizioso: tagliare dell’80% l’emissione di anidride carbonica entro il 2050. Ma la novità più immediata sarà la ripresa dei trattati internazionali sul clima, senza aspettare che Cina e India, gli altri due maggiori produttori di CO2 al mondo, facciano altrettanto. Un bel passo in avanti.

Per fare ciò il prossimo inquilino della Casa Bianca istituirà una sorta di tassa di smaltimento, a carico delle industrie (tassa già presente in Europa). I proventi, stimati in 15 miliardi di dollari, andranno allo sviluppo e alla costruzione di impianti eco-sostenibili e alla ristrutturazione della rete elettrica nazionale, dove sussistono attualmente enormi dispersioni derivate dall’obsolescenza dell’infrastruttura.

Molto tiepida invece sarà la questione nucleare, argomento molto delicato in un paese che ne ha fatto un simbolo della propria supremazia militare e industriale. Mentre McCain aveva intenzione di costruire le nuove centrali nucleari di nuova generazione (almeno 45 nelle intenzioni elettorali), Obama preferisce una linea prudente, aspettando di risolvere definitamente la spinosa questione dello stoccaggio delle scorie radioattive.

Anche l’edilizia dovrà adeguarsi alle nuove norme che ha in serbo lo staff del nuovo presidente, norme che prevedono nuovi criteri di costruzione per arrivare alla sola edificazione di abitazioni “carbon neutral“, ovvero totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico. Tutto questo entro il 2030.

Naturalmente una seria politica ambientale non può prescindere dagli enormi costi economici che essa comporta, così come un responsabile capo di governo sa benissimo che negli impianti energetici “tradizionali” lavorano, nei soli Stati Uniti, decine di migliaia di persone. Per questo Obama prevede l’occupazione di 5 milioni di persone dallo sviluppo di quella che potrebbe divenire, verosimilmente, la prima “green economy” del mondo, ovvero un enorme indotto economico derivato dalla ricerca, lo sviluppo e la produzione di impianti energetici eco-sostenibili. Insomma, in attesa di risultati, che tutti noi ci auguriamo, Obama è “yes, we can” anche sul clima…

6 novembre 2008
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