Una vera e propria “missione nazionale”. È questo che, in sintesi, attende gli Stati Uniti secondo il loro presidente Barack Obama, impegnato in queste settimane a fronteggiare il disastro ecologico ed economico causato dalla falla apertasi dopo lo scoppio della piattaforma Deepwater Horizon di proprietà di British Petroleum avvenuto nel Golfo del Messico.

Un’emergenza ecologica che si sta trasformando in una vera e propria emergenza economica, con migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro a causa della marea nera che sta inquinando le acque del golfo con danni elevatissimi all’ambiente e alla fauna marina.

Per Obama, adesso, l’obiettivo è quello di recuperare la credibilità persa in queste settimane, quando la sua amministrazione è stata accusata a più riprese di non aver saputo affrontare l’emergenza e di essere stata fin troppo permissiva nel concedere tempo a BP per i numerosi tentativi di tappare la falla tutti puntualmente falliti.

Per questa ragione, è previsto stamane, presso l’Ufficio Ovale, un incontro tra Obama e i vertici della multinazionale britannica, ovvero il presidente Carl Henric Svanberg e l’amministratore delegato Tony Hayward. In questa occasione, pianificata per le 16.45 ora italiana, si parlerà ovviamente di risarcimenti ai lavoratori colpiti, ma è chiaro che verrà trattato anche l’impatto ambientale e le conseguenze che un tale disastro ha avuto e avrà ancora per i prossimi anni.

A tal proposito, il presidente Obama si è soffermato sull’impegno che gli Stati Uniti metteranno a disposizione, con ogni mezzo, per cercare di riparare i danni ambientali che hanno inquinato buona parte delle acque e delle coste del Golfo:

Il futuro dell’energia pulita è adesso. […] Le conseguenze dell’inazione sono davanti ai nostri occhi: ogni giorno mandiamo quasi un miliardo di dollari della nostra ricchezza in paesi stranieri per comprare petrolio. Mentre oggi guardiamo al Golfo del Messico e vediamo una regione minacciata nel suo sistema di vita da una minacciosa nuvola di petrolio.

Parole chiare quelle di Obama, che però non evitano di sottolineare come ci sia voluto in simile disastro per far capire, finalmente e dopo che si è continuati fino a ieri a favorire un modello energetico basato sul petrolio e sui suoi derivati, che i governi dovrebbero impegnarsi con rigore nella produzione di energia pulita.

Comunque sia, va infine ricordato come da BP arrivino notizie positive sul contenimento della perdita, con l’azienda britannica che ha comunicato di essere in grado di recuperare circa il 90% del greggio che fuoriesce dalla falla: non sarà la soluzione definitiva per contenere i 60.000 barili al giorno che si liberano in mare, ma è sempre un passo avanti.

16 giugno 2010
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I vostri commenti
Ratamusa, mercoledì 23 giugno 2010 alle12:08 ha scritto: rispondi »

Da noi invece, secondo il ministro competente (si fa per dire, ovviamente) c'è l'energia nucleare, i proventi occulti per se e per gli amici, nonchè preservare gli interessi dei costruttori dei reattori nucleari alla francese (salvo io errore interpretativo, naturalmente) che nessuno in Europa vuole (tranne gli italiani e i finlandesi per sbaglio).

ziomaul, giovedì 17 giugno 2010 alle2:01 ha scritto: rispondi »

uno stralcio del discorso più completo (leggetelo è illuminate) è qui: http://aspoitalia.blogspot.com/2010/06/god-bless-you-mr-obama.html Ciao

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