Si fa sempre più “difficile” la situazione per la British Petroleum: l’azienda, responsabile del disastro ambientale del Golfo del Messico, è stata “pizzicata” a falsificare i dati sull’emergenza. Questo almeno è ciò che riferisce un’inchiesta della Msnbc, sulla scia di quanto già rivelato dal New York Times.

Inoltre desta molti sospetti anche il comportamento “connivente” della guardia costiera statunitense, che sta in tutti modi cercando di impedire ai volontari di avvicinarsi alla grande macchia nera – e questo a prescindere se questi volontari siano, come è successo, tecnici o biologi affermati.

Strettamente collegato alla Bp è, poi, il destino politico del presidente Obama. Mentre all’azienda britannica fallisce miseramente ogni tentativo di ingabbiare le falle e/o la marea nera, la Casa Bianca lancia proclama su proclama, in modo da non mostrare alcun cedimento di fronte al pubblico.

L’ultima idea è quella di creare una commissione che valuti la situazione legale statunitense nelle concessioni per le estrazioni petrolifere:

Se le leggi che abbiamo non sono adeguate, o se non le abbiamo attuate, io lo voglio sapere. Voglio sapere cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato nella nostra risposta al disastro

ha dichiarato Obama.

La commissione sarà bipartisan e sarà guidata dal senatore democratico Bob Graham e dal repubblicano William Reilly. Il suo compito sarà quello di

analizzare le cause all’origine del disastro e di offrire opzioni sul tipo di misure a tutela della sicurezza e dell’ambiente che dobbiamo adottare per evitare il ripetersi di un simile disastro

La speranza nostra è che dalla “frenesia” con cui la Casa Bianca sta affrontando la tragedia odierna, ne venga fuori anche una politica che sappia non solo limitare i rischi nell’estrazione di idrocarburi, ma che rimetta in discussione a 360° un modello economico basato sul fondamentale disinteresse dei rischi ambientali delle attività produttive.

24 maggio 2010
Lascia un commento