Nel suo secondo mandato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si concentrerà sul cambiamento climatico e su una politica energetica favorevole più alle rinnovabili che alle fonti fossili. È la promessa di Obama durante il suo discorso di insediamento, da molti visto come una svolta nella politica americana sul clima e l’energia.

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Parole a parte infatti, Obama è al suo secondo mandato e non ha più bisogno di raccogliere consensi per una ulteriore rielezione. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, anche nella terra dei sogni. Il presidente USA ha descritto il cambiamento climatico come una sfida in grado di mettere a rischio il futuro delle nuove generazioni:

Risponderemo alla sfida del cambiamento climatico, sapendo che fallire in ciò sarebbe tradire i nostri figli e le future generazioni. Alcuni possono ancora negare la sentenza schiacciante della scienza, ma nessuno può evitare l’impatto devastante degli incendi che imperversano, della siccità paralizzante e delle tempeste più potenti.

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Per fermare il global warming saranno fondamentali le energie rinnovabili, per le quali Obama sta tentando di costruire un futuro stabile negli Stati Uniti. Ma il presidente ammette il limite: i soldi per aumentare i sussidi a fotovoltaico ed eolico non ci sono. Ma mantenere quelli già esistenti è possibile:

Il cammino verso fonti di energia sostenibili sarà lungo e talvolta difficile, ma l’America non può resistere a questa transizione, dobbiamo portarla avanti. Non possiamo cedere ad altre nazioni la tecnologia che alimenterà nuovi posti di lavoro e nuove industrie; dobbiamo rivendicare questa promessa.

Nella battaglia tra fossili e rinnovabili il ruolo del Department of Energy (DOE) è fondamentale. Attualmente guidato da Steven Chu, il DOE potrebbe passare ora in mano a qualcun altro. Ma secondo la società di analisi finanziarie Trefis Chu potrebbe restare in carica:

Non ci aspettiamo alcun miglioramenti significativi al sostegno del Governo per l’industria solare data la grave situazione di bilancio e le difficoltà di raggiungere un consenso al Congresso. Tuttavia, crediamo che la rielezione significhi che le attuali politiche resteranno in vigore, migliorando la fiducia generale nel settore dell’energia solare.

La rielezione del presidente potrebbe anche significare che il ministro dell’Energia Steven Chu, premio Nobel e forte sostenitore di energia rinnovabile, resterà in carica.

Obama dovrà poi sciogliere il nodo dei sussidi alle fonti fossili, che da tempo cerca di ridurre. Jim Castelaz, fondatore e CEO della società attiva nei motori elettrici Motiv Power Systems, spiega come stanno le cose:

I sussidi per le fonti fossili convenzionali di energia hanno fatto il loro dovere in passato. Ma oggi, queste sovvenzioni stanno artificialmente rimodellando il mercato, in un momento in cui il cambiamento climatico globale e gli effetti sulla salute del particolato atmosferico stanno diventando sempre più difficili da ignorare per la società.

Per avanzare veramente verso un’economia più pulita, la riduzione delle sovvenzioni ai combustibili fossili può livellare il piano di gioco per le energie rinnovabili e il trasporto pulito. Lo dobbiamo ai nostri figli per dare alle scelte di energia pulita una possibilità di battersela con le fossili.

La questione, negli Stati Uniti, è semplice: da anni sono in vigore sgravi fiscali e incentivi per le fonti fossili di energia, grazie ai quali è stato possibile il boom dello shale gas che sta cambiando profondamente l’economia americana. Ma finché durano questi aiuti statali è impossibile che le energie pulite, anch’esse incentivate ma molto meno, riescano ad affermarsi. Come spiega l’analista finanziaria Nancy Pfund di DBL Investors:

Gli operatori del solare sono cresciuti in un’epoca in cui tutto ciò che facciamo deve essere misurato in base all’ambiente e ci sono tutti i tipi di costi associati all’ambiente. Eppure il gas naturale non è ancora soggetto a tale stesso rigore e vi è un doppio standard.

I costi ambientali dello shale gas, quindi, vengono pagati da tutti e non dai produttori e questo altera il mercato dell’energia dando un vantaggio notevole a questa fonte fossile. Se Obama abbia davvero in mente una sorta di carbon tax sulle fossili è però difficile da prevedere.

23 gennaio 2013
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 24 gennaio 2013 alle1:28 ha scritto: rispondi »

Belle parole quelle di  Obama,  alla fine restano però solo vaghe promesse.  Gli U.S.A. si sono sempre defilati quando si trattava di passare agli impegni concreti.

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