Legambiente pronta a combattere contro l’approvazione della Legge stadi. Il provvedimento è in questi giorni in discussione in Parlamento e contiene al suo interno una norma che potrebbe esporre l’Italia, secondo l’associazione, a una nuova corsa alla cementificazione selvaggia.

Toni accesi quelli utilizzati da Legambiente nel commento diffuso dalle pagine del suo sito internet ufficiale, che teme una possibile scappatoia per il ricorso all’edilizia indiscriminata. Un tentativo già portato avanti durante l’estate del 2012 e che ora torna sotto forma di emendamento tra i corridoi istituzionali. Dura l’attacco dell’associazione:

Per quale motivo si deve poter realizzare un impianto sportivo con annesse case e uffici nell’area di esondazione del fiume, alimentando i rischi per le persone, oppure in un area inquinata da bonificare, facendo finta che non esistano pericoli per la salute? Perché consentire di costruire in aree di tutela archeologica o paesaggistica?

Le società sportive come il CONI, per prime, dovrebbero essere contrarie ad associare il proprio nome a un provvedimento che è pensato per permettere speculazioni edilizie enormi, come mai realizzate nella storia d’Italia. Chiediamo a Governo e Parlamento di fermarsi: per rendere sicuri gli impianti sportivi serve una procedura seria e trasparente mirata a riqualificare urgentemente le strutture, non un emendamento dettato dalle peggiori lobby.

L’unico obiettivo secondo Legambiente è agevolare le procedure di realizzazione su aree non edificabili, che grazie al provvedimento rischiano di essere coperte di cemento grazie alla costruzione di un magari anche modesto impianto sportivo. Negli scorsi mesi si era parlato di un limite minimo necessario di appena 4.000 posti. Servirebbe a quel punto soltanto, conclude l’associazione, che:

Lo studio di fattibilità dimostrasse che gli altri interventi sono funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario e alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di riferimento.

10 dicembre 2013
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