Il 13 dicembre è entrata in vigore la nuova etichettatura per gli alimenti, in accordo con il Regolamento UE 1169 del 2011, relativa alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Importanti le novità, nella direzione di un aumento della trasparenza e dell’informazione al consumatore. Coldiretti, tramite il suo presidente Roberto Moncalvo, ha così commentato:

In un momento difficile per l’economia in Europa e in Italia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza per combattere la concorrenza sleale a danno delle nostre imprese e per garantire la possibilità di fare scelte consapevoli al consumatore.

Vediamo più in dettaglio cosa cambia:

  • Etichette più chiare e leggibili – si parte da qui per un’informazione che salti all’occhio del consumatore. Le indicazioni obbligatorie dovranno essere scritte in modo chiaro e con caratteri più grandi: 1,2 mm per le etichette più grandi, 0,9 per quelle più piccole.
  • Evidenza del responsabile dell’alimento – dovrà essere indicato chiaramente l’indirizzo del responsabile dell’alimento, cioè l’operatore il cui nome o la cui ragione sociale sono utilizzati per commercializzare il prodotto. Un’informazione che non va confusa con quella relativa allo stabilimento di produzione, ora in Italia facoltativa per non confondere il consumatore.
  • Allergeni in risalto – una delle importanti novità è l’obbligo di indicare in modo più evidente rispetto alle altre informazioni, la presenza di allergeni, come derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa o latticini contenenti lattosio. Questo varrà anche per i ristoranti e per le attività di somministrazione di alimenti e bevande in genere, che dovranno trovare il modo di rendere ben visibile per i clienti, tale comunicazione.
  • Più trasparenza sugli oli e grassi utilizzati – altra specifica di notevole rilievo è quella che deve essere fatta, per grassi e oli vegetali, presenti tra gli ingredienti. In pratica non potrà più esserci la dicitura “oli vegetali” o “grassi vegetali”, che spesso nasconde l’utilizzo di grassi poco nobili come l’olio di palma, di colza o di cotone, ma dovrà essere specificato il tipo di grasso o olio, mentre se si tratta di grassi idrogenati l’etichetta dovrà riportare la scritta “totalmente idrogenato” o “parzialmente idrogenato”.
  • Stato fisico del prodotto – d’ora in poi dovranno essere indicati i trattamenti subiti da un prodotto o da un ingrediente. Ad esempio non si potrà scrivere “latte” tra gli ingredienti, se sono state usate proteine del latte o latte in polvere.
  • Congelamento e scongelamento – per carne e pesce congelati e preparazioni di carne e pesce congelati non lavorati, dovrà essere indicata la data di congelamento. Per gli alimenti congelati prima della vendita e venduti decongelati si dovrà accompagnare invece la denominazione del prodotto con la designazione “decongelato”. Un discorso in più va fatto per il pesce, per il quale si aggiunge la normativa relativa all’etichettatura per la messa in commercio dei prodotti ittici (Reg. UE n. 1379/2013), secondo la quale andrà specificato il metodo di produzione, il tipo di attrezzo utilizzato per la cattura e la zona di cattura o di produzione, anche tramite indicazione con disegno o mappa.
  • Provenienza delle carni suine, ovi-caprine e di pollame – altra novità a lungo caldeggiata, che sarà in vigore da aprile 2015, è l’estensione dell’indicazione del luogo di allevamento e di macellazione anche alle carni suine e ovi-caprine, dopo che per quelle bovine era stata applicata in conseguenza delle infezioni diffuse, da morbo della “mucca pazza”.
  • Indicazione di ingredienti sostitutivi – i surrogati dovranno essere specificati accanto al nome del prodotto, con dimensioni pari almeno al 75% dello stesso.
  • Alimenti contenenti caffeina – per tutelare la salute delle donne in gravidanza e in allattamento dovrà essere specificata la presenza di caffeina.
  • Scadenza ripetuta sulle monoporzioni – infine la scadenza nei prodotti monoconfezionati, dovrà essere indicata su ogni singola porzione. Aspetto questo che oltre ad essere a favore della salute del consumatore, va nella direzione anche di una riduzione degli sprechi alimentari.

Un buon risultato quindi per la tutela del consumatore e del prodotto Made in Italy, una buona strada sulla quale bisogna proseguire, infatti Coldiretti sottolinea:

l’esigenza di accelerare il percorso per rendere obbligatoria l’indicazione di origine in tutti i prodotti alimentari.

15 dicembre 2014
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I vostri commenti
simo, martedì 16 dicembre 2014 alle9:29 ha scritto: rispondi »

ma quindi ora il luogo di produzione per gli alimenti è obbligatorio o ancora facoltativo?

Silvano Ghezzo, martedì 16 dicembre 2014 alle1:29 ha scritto: rispondi »

Buona decisione , però altrettanta dovizia di particolari, usata per i prodotti europei, dovrebbe essere obbligatoria anche per quelli extraeuropei importati. "Par condicio" per non essere sempre presi per i fondelli dalla sleale concorrenza.

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