A Hinkley Point, nel Somerset (GB), sorgerà una nuova centrale nucleare. Questo sarà possibile grazie agli aiuti di stato che saranno dati dal governo del Regno Unito e ai quali la Commissione Europea ha dato appoggio.

La cosa risulta incredibile viste le politiche adottate dall’Unione Europea a partire dal 2008-2009, per l’incentivazione delle rinnovabili, all’interno del Pacchetto Clima-Energia per il 2020. Eppure è così: l’8 ottobre 16 dei 28 membri della Commissione Europea hanno votato con 10 voti a favore, 5 contro e un astensione per l’approvazione di un finanziamento da 20 miliardi di euro, da parte del governo britannico, per la costruzione della nuova centrale nucleare. Decisione che non ha coinvolto né il Consiglio dell’Unione Europea, né l’Europarlamento.

La centrale sarà partecipata al 45-50% da Edf, al 10% da Areva e al il 30-40% dalle cinesi Cgn e Cnnc. Verrà costruita in 10 anni con un costo di circa 31 miliardi di euro, che se si tiene conto anche dei fondi di garanzia di cui gli sviluppatori disporranno nel caso ci siano problemi, diventano circa 43.

Di questi la metà verrà dai fondi di una sussidiaria di Edf, l’altra metà da prestiti. La partenza è prevista per il 2023 e avrà una vita di 60 anni. Con una potenza di 3,3 GW e due reattori, fornirà il 7,7% del totale dell’energia elettrica nazionale.

Ciò che fa pensare è però che investitori e costruttori saranno tutelati da una serie di garanzie alquanto inusuali. Per 35 anni l’elettricità prodotta dalla centrale verrà venduta ad uno strike-price stabile, di 92,5 sterline in prezzi del 2012, pari a circa 117 euro, che è un prezzo doppio rispetto al valore di mercato attuale.

Le obbligazioni emesse per finanziare il progetto godranno inoltre di garanzie di Stato, in modo da ridurre praticamente a zero il rischio. Non basta, perché saranno stabilite compensazioni milionarie a favore della sussidiaria di Edf che realizzerà la centrale, qualora cambiamenti di normativa o politici sfavorissero il nucleare.

Ovviamente tutto questo ha scatenato le ire delle ONG ambientaliste, dei Verdi europei e dei movimenti antinucleari, ma anche di un governo come quello austriaco, che ha deciso di chiedere l’annullamento del procedimento alla Corte europea di Giustizia. Il cancelliere Werner Faymann è infatti intervenuto affermando che:

È inammissibile garantire sussidi al nucleare, che non è una forma sostenibile di energia, è una tecnologia matura da decenni e non è un’opzione per la lotta ai cambiamenti climatici. Hinkley Point è un pessimo precedente perché le tariffe in conto energia sono state garantite sinora solo alle fonti rinnovabili.

Il sostegno che si vuole dare a questa fonte energetica, spacciata per pulita, ma che pulita non è, segue gli stessi meccanismi dei regimi “feed-in tariff“, di cui finora hanno beneficiato solo le fonti rinnovabili, ma tra i due casi le differenze sono enormi.

Non solo perché le fonti rinnovabili avevano bisogno di questi incentivi per coprire i costi maggiori legati alle tecnologie e ai tempi per diventare competitive, incentivi che comunque erano decrescenti fino al raggiungimento dello stesso prezzo delle fonti fossili, ma anche perché in quel caso le scelte erano prese in modo democratico, con votazioni che coinvolgevano anche Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea.

Anche se il Commissario uscente alla Concorrenza, lo spagnolo Joaquin Almunia assicura che questo non creerà un precedente, perché si tratta di un caso di natura e scala inedite, sinceramente pare difficile sentirsi davvero tranquilli.

Anche perché il Trattato Euratom è ancora in vigore, e certamente non guardava alle possibili alternative al nucleare. Quindi sembra di capire che la differenza la dovrebbero fare le buone intenzioni, resta da capire se ci siano realmente oppure no.

29 ottobre 2014
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I vostri commenti
simone, giovedì 30 ottobre 2014 alle17:58 ha scritto: rispondi »

secondo me questa centrale non entrera mai in funzione ... tra 10 anni sara talmente obsoleta, la produzione di energia talmente costosa e non competitiva che butteranno un sacco di soldi e basta. Tra 10 anni l'apporto delle rinnovabili sarà gia quasi al 50% a livello globale e in piu cominceranno ad affacciarsi sul mercato i nuovi reattori nucleari a fusione piu piccoli, piu veloci da costruire, piu semplici e con scorie radioattive bassissime.

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