Nulla di fatto. È stato rimandato a lunedì il pronunciamento della Camera sull’emendamento “congela-nucleare”, che il Governo ha proposto, per ammissione dello stesso presidente del consiglio Silvio Berlusconi, per evitare il referendum. Lo ha comunicato all’Assemblea dei deputati il vicepresidente Maurizio Lupi.

Se l’emendamento passasse, il programma che prevede il riavvio in Italia delle centrali nucleari subirebbe una battuta d’arresto, rendendo di fatto inutile la consultazione referendaria sull’atomo in programma il 12 e 13 giugno. Salterebbe infatti la moratoria di un anno attualmente prevista e sarebbero abrogate tutte le disposizioni relative alla localizzazione e alla realizzazione di nuovi impianti nucleari.

Ufficialmente, l’improvviso dietro-front dell’esecutivo sull’energia atomica è motivato dalla volontà di acquisire nuovi dati sulla sicurezza delle attuali tecnologie, ma è stato lo stesso premier ad ammettere pubblicamente che lo scopo reale di questa retromarcia è impedire lo svolgimento del referendum. Il cui esito, dopo l’incidente di Fukushima, appare quasi scontato.

La discussione era prevista per il 18 maggio, ma bisognerà aspettare fino a lunedì per conoscere il parere della Camera. La decisione definitiva sulle sorti del referendum, in ogni caso, spetta alla Corte di Cassazione, che dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni.

20 maggio 2011
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