La Svizzera abbandonerà il nucleare, puntando a un modello energetico più sostenibile e sicuro, guardando alle fonti rinnovabili in un’ottica di sviluppo per il futuro. I cittadini elvetici si sono espressi attraverso un referendum e lo stop definitivo all’impiego dell’atomo è stato stabilito. La Svizzera segue così l’esempio di Paesi vicini come l’Austria, la Germania (entro il 2022) e l’Italia.

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Il 58,2% di chi si è recato alle urne per pronunciarsi sulla Strategia Energetica 2050 ha votato “Sì”. Approvato dunque il pacchetto normativo che prevede investimenti maggiori sulle FER e il divieto di realizzare nuove centrali nucleari. Alcune delle misure contenute nel documento mirano inoltre alla riduzione dei consumi e all’incremento dell’efficienza.

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A finanziare la realizzazione e il potenziamento di impianti solari, eolici e legati all’idroelettrico saranno 480 milioni di franchi provenienti direttamente dalle utenze della rete elettrica su base annuale, con altri 450 milioni che arriveranno invece da un’imposta già in essere sui combustibili fossili.

L’uscita della Svizzera dal nucleare non sarà comunque immediata. Le cinque centrali attualmente attive, che complessivamente producono 22,1 TWh ogni anno (il 35% del fabbisogno nazionale), rimarranno in funzione fino a che saranno in grado di garantire il rispetto degli standard di sicurezza. Serviranno dunque dai 20 ai 30 anni, si presume, per lo spegnimento degli ultimi reattori.

L’obiettivo è quello di consolidare la produzione da idroelettrico arrivando a 37,4 TWh entro il 2035 e incrementare fortemente quella delle altre rinnovabili, dal solare all’eolico, dal geotermico alle biomasse, per raggiungere gli 11,4 TWh (oggi 1,7 TWh) nel medesimo lasso di tempo. Andranno sviluppate strategie soprattutto per quanto riguarda il vento (solo lo 0,17% della produzione nel 2015, mentre la media UE è dell’8,3%) e il sole (1,7% contro il 3,2% dell’Europa).

L’esito del referendum ha provocato anche quale malumore, tra i sostenitori del “No”, che ipotizzano un conseguente e brusco aumento dei prezzi della componente elettrica, nonché possibili difficoltà nel rispondere alla domanda dell’intero paese.

22 maggio 2017
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