Negli USA l’energia nucleare non sta vivendo un periodo così florido. Colpa degli ambientalisti? Non proprio, quanto piuttosto colpa della spietata concorrenza. È soprattutto il boom nella produzione di shale gas, prodotto tramite la contestata procedura del fracking. Se poi sommiamo questo agli sgravi fiscali che i prodotti petroliferi hanno subito negli ultimi anni, capiremo come mai dal 1996 nessuna nuova centrale nucleare è stata messa in rete negli USA.

La dipendenza dal gas comporta dei rischi e se il nucleare non riesce a competere economicamente, possiede comunque due assi nella manica legati a questi rischi: permette una diversificazione della produzione energetica (cosa che garantisce stabilità e sicurezza al sistema) e non produce gas serra (i rischi ambientali legati alle tecnologie nucleare sono, come è noto, ben altri).

Non è dunque così strano che l’amministrazione Obama, all’interno degli investimenti federali sulle nuove energie, abbia ritagliato uno spazio importante anche al nucleare. Non però nelle sue forme tradizionali, quanto nelle sue versioni “light”. Da un po’ di tempo girano vari progetti, e molti impianti sono già attivi e funzionanti, di reattori di piccole dimensioni o “Small nuclear reactors” (SNR).

Quando si parla di SNR non si parla, allora, di un solo modello, ma di un insieme di progetti che hanno in comune:

  • Le dimensioni ridotte;
  • Minor potenza unita a una maggior flessibilità nell’utilizzo. Ad esempio è possibile aggiungere facilmente nuovi moduli per aumentare la produttività di un impianto;
  • Una, quantomeno dichiarata, maggiore sicurezza.

Un esempio sono i reattori prodotti dalla NuScale Power: 45 MW per ogni modulo, con 120 moduli previsti in media per ogni centrale. In questo modo, il nucleare può restare in corsa anche all’interno di una situazione di grande competitività energetica, laddove una grande centrale difficilmente riesce a gestire se stessa come un sistema produttivo accanto ad altri. Un altro competitor del settore è la Babcock & Wilcox, ma altri esempi potrebbero essere fatti qui.

Che sia questo il futuro del nucleare? Ci chiediamo soltanto quanto l’aumento di numero di reattori, dovuto alla diminuzione della loro potenza, possa davvero costituire un che di sicuro. Fukushima ci ha insegnato, crediamo, come giocare con l’energia atomica possa col tempo risultare controproducente.

2 ottobre 2013
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