Il Giappone potrebbe cambiare idea ancora una volta sul ritorno al nucleare. Nonostante le ripetute dichiarazioni pro-atomo del premier Yoshihiko Noda e l’effettiva riapertura di primi reattori, alla fine Tokyo potrebbe scegliere di rinunciare definitivamente alle centrali.

A dichiararlo è stato il ministro dell’Industria Yukio Edano, secondo il quale l’addio all’atomo non sarebbe affatto una missione impossibile. L’obiettivo, secondo il ministro, potrebbe essere raggiunto nel 2030 e, con determinati accorgimenti, la rinuncia alle centrali nucleari potrebbe non comportare danni irreparabili per l’economia giapponese, ma anzi agevolare lo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili.

Lo stesso Edano ha spiegato al Japan Times:

Non credo che lo scenario zero sia negativo per l’economia del Giappone. Al contrario, potrebbe creare crescita economica, perché che gli sforzi per sviluppare le energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica sono in grado di stimolare la domanda interna.

Qualcosa, in questa direzione, in effetti si sta già muovendo:il mese scorso, Tokyo ha varato delle norme che impongono alle utilities di acquistare tutta l’elettricità prodotta dagli impianti rinnovabili installati in Giappone, pagandola per 20 anni a prezzi più alti di quelli di mercato. Una misura che ovviamente servirà a incentivare l’energia verde, cominciando ad affrancare il Paese dalla dipendenza dal nucleare.

Le dichiarazioni del ministro dell’Industria, comunque, per il momento non hanno alcuna ufficialità. Al momento, il governo del Giappone è impegnato nella redazione di una nuova strategia energetica nazionale, che dovrebbe essere scelta tra tre scenari diversi, che prevedono rispettivamente l’eliminazione del nucleare, la sua riduzione al 15% del mix elettrico o, infine, un contributo dell’atomo pari al 20-25% del fabbisogno energetico nipponico.

10 agosto 2012
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