La Francia non volge le spalle al nucleare, tutt’altro. Il ministro dell’Industria Arnaud Montebourg ha chiarito in questi giorni come l’atomo continuerà a garantire il 50% del fabbisogno energetico del Paese. In barba ai timori ambientalisti, di ieri la notizia di un piccolo incidente occorso ad una centrale statunitense, pare per fortuna senza conseguenze, oltralpe continueranno allora a bruciare uranio.

Questa decisione si muove a braccetto con l’idea di continuare al trentennale partnership nel settore con la Cina. Se il gruppo francese Areva sta già costruendo due nuovi reattori nella provincia di Guangdong, il recente viaggio del ministro in oriente dovrebbe aprire a nuove collaborazioni. Il colosso orientale, di fatti, per sostenere la sua crescita produttiva ha deciso di differenziare il più possibile le proprie fonti di approvvigionamento e, accanto a massicci investimenti sulle rinnovabili, sta mettendo un piano per la costruzione di 30 nuovi reattori.

Se la Cina non sorprende però più di tanto, è la decisione francese a destare più preoccupazione, soprattutto per noi “vicini” di casa. Se la Germania ha deciso di abbandonare lentamente la produzione energetica via atomo e il nostro Paese ha ribadito con un secondo referendum la propria contrarietà, nonostante il forte dibattito, soprattutto a “gauche”.

Sembra quindi che nulla cambierà seriamente nella politica sull’energia nucleare dell’esagono. La vittoria elettorale del Partito Socialista, come era anche facile da immaginare, non ha creato in questo senso una vera rottura con la precedente politica dell’UMP di Sarkozy.

Si dirà che al momento la Francia produce un buon 75% di energia tramite le centrali nucleari. Dunque, quando Montebourg parla di 50%, apre alla riduzione di un terzo della quota che ha l’atomo nel mix. Di fatto però, più che chiudere reattori (ce n’è solo uno in ballo), si tratta di aumentare la quota delle rinnovabili, settore che sotto Sarkozy era stato del tutto lasciato da parte.

A scanso di equivoci l’EDF, altra azienda francese del settore energetico, ha appena firmato per la costruzione di centrali nucleari nel sud della Gran Bretagna. Saranno i primi “nuovi” reattori in Europa dal disastro di Fukushima.

11 dicembre 2013
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