Via libera della Corte Costituzionale al prossimo step per la costruzione delle nuove centrali nucleari in Italia. L’organismo ha bocciato i ricorsi presentati dalle regioni Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, nei confronti della tanto discussa e controversa legge delega del 2009, che porterà, secondo il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, all’apertura dei primi cantieri entro il 2013. Anche il Piemonte aveva presentato il suo ricorso, salvo poi ritirarlo immediatamente dopo l’elezione del leghista Roberto Cota.

Ai giudici resta ora da pronunciarsi anche su un altro decreto in tema risalente al febbraio scorso, impugnato da Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Dopodiché, saranno alcuni movimenti politici come l’Italia dei Valori o i Verdi a proseguire nella battaglia contro il ritorno del nucleare.

Nel primo caso, è proprio il fondatore e leader Antonio Di Pietro a pronunciarsi in merito:

Il referendum è l’unica arma rimasta per bloccare la costruzione delle centrali nucleari di terza generazione, che danneggerebbero in modo grave e irreversibile sia il territorio che la salute dei cittadini. Stiamo ancora gestendo il problema dello smaltimento delle scorie e non possiamo permetterci di tornare a percorrere una strada favorevole soltanto alle lobby del settore.

Di parere ben diverso, invece, il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo:

La decisione presa dalla Corte Costituzionale fuga qualsiasi dubbio sulle modalità di sviluppo per il paese adottate dal governo. Nei prossimi giorni affronteremo le procedure per l’avvio dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, tema che ho discusso di persona con Berlusconi.

Il prossimo passo dunque, qualora il progetto trovi il via libera e non venga bloccato o ritardato da iniziative di natura popolare come il referendum auspicato da Di Pietro, è quello di individuare i siti che ospiteranno la costruzione degli impianti.

24 giugno 2010
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Ing. Mirko Paglia, giovedì 24 giugno 2010 alle14:07 ha scritto: rispondi »

Prima di sbandierare vittoria, vorrei far riflettere e far leggere la sentenza della corte costituzionale della Repubblica Italiana. Sentenza 215/2010. In tale sentenza si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 . "E' costituzionalmente illegittimo l'art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall'art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141. Vertendosi in materia di produzione, trasmissione e distribuzione dell'energia, non può in astratto contestarsi che l'individuazione e la realizzazione dei relativi interventi possa essere compiuta a livello centrale, ai sensi dell'art. 118 della Costituzione. In concreto, però, quando un simile spostamento di competenze è motivato con l'urgenza che si ritiene necessaria nell'esecuzione delle opere, esso dev'essere confortato da valide e convincenti argomentazioni. Ogni motivo d'urgenza dovrebbe inoltre comportare l'assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime. Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all'an che al quantum. Si aggiunga che la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l'intervento legislativo statale anche sproporzionato. Se, infatti, le presunte ragioni dell'urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell'esecuzione immediata delle opere, non c'è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi. I canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati. Pres. Amirante, Est. Mazzella - Regione Umrbia e altri c. Presidente del Consiglio dei Ministri - CORTE COSTITUZIONALE - 17 giugno 2010, n. 215"

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