Non sono passati molti giorni da quando avevamo dato la notizia della chiusura del reattore n. 2 di Ikata in Giappone. Con esso risultava spento ormai il 90% del nucleare nipponico, dimostrando secondo Greenpeace come la terra del Sol levante possa davvero fare a meno dell’atomo.

Di ieri è la notizia, invece, che l’Agenzia di sicurezza nucleare e industriale del Giappone (Kansai) sta cominciando a diffondere i dati degli stress test effettuati sulle centrali spente. Il primo risultato riguarda i due reattori presenti nella prefettura di Fukui.

In sintesi, secondo la Kansai questi sarebbero in grado di resistere a terremoti e maremoti ben più potenti di quelli massimi considerati dagli standard; per questo motivo il responso è favorevole alla riapertura.


Si tratta di un risultato ampiamente atteso. Era impensabile pensare che il Giappone rinunciasse a tutta la sua capacità energetica dipendente dalle centrali atomiche ormai costruite. La vera scommessa però riguarderà il futuro: il No al nucleare dovrebbe significare non solo rinunciare a costruire nuovi reattori, ma anche lavorare sempre di più per rendere il Paese indipendente da questa fonte energetica, così come dai combustibili fossili.

Si tratta di un cammino che molti Paesi europei hanno già iniziato ad intraprendere (Germania, Svizzera, Belgio). L’auspicio è che il Giappone non sia meno coraggioso.

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20 gennaio 2012
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I vostri commenti
Ziomaul, giovedì 29 marzo 2012 alle0:35 ha scritto: rispondi »

Che strano anche la centrale di Fukuscima  doveva resistere ad un terremoto più un maremoto superiore.... Ciao

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