Il parlamento francese ha compiuto il primo passo per ridurre la dipendenza del Paese dal nucleare. Attualmente il fabbisogno energetico della Francia è coperto al 75% dall’atomo. L’obiettivo del Governo è portare questa percentuale a quota 50% entro il 2025. Nonostante i piani ben delineati per una transizione energetica che liberi gradualmente i francesi dalle centrali nucleari disseminate sul territorio, in questo momento l’atomo appare in forte crescita nel Paese d’Oltralpe.

Mentre il Parlamento approvava con 314 voti favorevoli e 219 contrari la decrescita programmata del nucleare, a Le Bourget, alle porte di Parigi, si svolgeva non a caso la prima esposizione mondiale dedicata all’atomo. Henri Proglio, a capo dell’EDF, il principale fornitore di energia del Paese, ha sottolineato che l’energia nucleare avrà ancora un ruolo determinante nel futuro energetico della Francia. Lo scorso anno la produzione di energia atomica è aumentata del 2,5%. Il merito di questo incremento va alla riduzione dei tempi di inattività dei reattori durante i lavori di manutenzione.

Forte del suo know-how, la Francia martedì ha anche siglato un accordo per esportare le sue competenze nel settore nucleare in Sudafrica. Areva, uno dei colossi del nucleare francese, parteciperà alla costruzione di otto nuove centrali nel Paese africano.

Anche dal Governo francese non arrivano segnali che facciano pensare a una concreta intenzione di allontanarsi dal nucleare. Basti pensare che il ministro dell’Ecologia e dell’Energia, Ségolène Royal, martedì ha dichiarato che la centrale nucleare di Fessenheim, ormai obsoleta, potrebbe non essere dismessa, come promesso da François Hollande durante la campagna presidenziale del 2012.

Per far fronte alla minore produzione nucleare, il nuovo programma energetico approvato dal Parlamento prevede una riduzione dei consumi energetici del 20%, l’aumento della fetta di energia prodotta dalle fonti rinnovabili fissata al 23% entro il 2020 e al 32% entro il 2030.

Inoltre sono previste misure per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e incoraggiare l’acquisto di auto a basse emissioni. Misure reputate incoraggianti, ma non sufficienti dagli ambientalisti francesi.

16 ottobre 2014
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RFI
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