Alluvione in Sardegna: intervista ad Andrea Boraschi di Greenpeace

Il nubifragio che si è abbattuto sulla Sardegna, provocando vittime e distruzione, è solo l’ultimo caso dei purtroppo numerosi esempi di alluvioni che stanno colpendo il nostro Paese da alcuni anni a questa parte. Il problema della cementificazione e della distruzione del suolo naturale ha certamente il suo peso, che nessuno può minimizzare. Ma è difficile non pensare anche di essere di fronte alla tragica conferma che il clima sta cambiando.

Per capirne di più, abbiamo deciso di intervistare Andrea Boraschi, responsabile della Campagna Clima per Greenpeace Italia.

Il dramma avvenuto in questi giorni in Sardegna ha riportato tragicamente alla ribalta il problema ambiente in Italia. Dopo aver parlato per anni, senza essere spesso ascoltati, di cambiamenti climatici non vi sentite un po’ impotenti di fronte all’avverarsi di certe profezie?

Niente affatto. Perché siamo ancora in tempo per invertire la rotta e contenere gli impatti più devastanti che l’alterazione del clima potrebbe arrecare al Pianeta. Ma è tempo di agire. Non possiamo attendere oltre per avviare una seria rivoluzione energetica. Un sistema economico globale fondato sullo sfruttamento delle fonti fossili è un meccanismo a orologeria e, oramai, una copiosa letteratura scientifica ci mette in guardia da quali potrebbero essere le conseguenze della nostra inazione. Stiamo parlando di uno scenario in cui eventi metereologici estremi, ondate di gelo e calura anomale, siccità e ogni altra asperità climatica diventerebbero sempre più frequenti e severi. Parliamo di danni, devastazioni, morti, enormi perdite economiche. Secondo stime decisamente prudenziali, il climate change potrebbe costare, al nostro Paese, 20-30 miliardi di euro al 2050.

Prescindendo dal drammatico ritardo del nostro Paese nel contesto della protezione del suolo dall’erosione e le condizioni di cementificazione che attraversano i suoi territori, cosa poteva fare e non ha fatto la politica per combattere il cambiamento climatico in questi anni?

Basta guardare alla recente Strategia Energetica Nazionale, varata negli ultimi giorni di vita dal governo Monti. Le modalità di produzione e di consumo dell’energia sono la causa prima delle emissioni antropiche di gas serra: continuare a puntare sulle fonti fossili, addirittura vagheggiando di fare dell’Italia una specie di nuovo Texas per l’estrazione del petrolio – una risorsa che abbiamo in modestissime quantità – è semplicemente folle. Se non bastasse, è peraltro una strategia volta al passato, antistorica e tesa a rafforzare la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero. Ma per allargare il discorso, basta guardare cosa sta avvenendo questi giorni alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima a Varsavia. I governi non appaiono assolutamente in grado di adottare provvedimenti impegnativi ed efficaci, tutto si risolve in estenuanti meline diplomatiche. Invece, proprio mentre la politica globale mette in mostra la sua incapacità di azione, non solo in Sardegna, ma anche negli USA e ancor più nelle Filippine si contano troppi morti.

Eppure alcuni politici e commentatori (sempre meno) ribadiscono come il cambiamento climatico sia solo un’invenzione di voi ambientalisti. In che maniera eventi come quello avvenuto in Sardegna o, per andare un po’ più in là nel tempo, lungo le Cinque Terre, possono essere ricondotte alla dispersione nell’atmosfera di gas serra? Non sono solo eventi casuali, imprevedibili?

Se fino a qualche tempo fa era scientificamente impossibile stabilire un grado di relazione tra un evento metereologico estremo e i trend climatici globali, oggi non è più così. Ci sono state, ad esempio, ricerche che hanno dimostrato in maniera molto precisa come il climate change sia all’origine dell’uragano Sandy che lo scorso anno ha devastato molti stati della confederazione americana. Da questo punto di vista non è peraltro interessante dire se questo o quell’evento vi sarebbero stati o meno, anche in assenza della crescita della concentrazione di CO2 in atmosfera. Gli studi sul cambiamento climatico sono dedicati per lo più a osservare fenomeni di medio-lungo periodo; così facendo registrano la frequenza e l’intensità dei fenomeni meteo. Il punto, insomma, non è semplicemente capire da dove arriva un disastro come quello occorso in Sardegna; piuttosto è capire che quel genere di eventi sarà sempre più frequente, purtroppo.

Possiamo attenderci che fenomeni climatici così violenti nel nostro Paese smettano in un futuro prossimo di essere considerati “eccezionali”, diventando purtroppo “normali”?

Si, per l’appunto, rischiano di divenire la norma. Certo una norma abnorme: nessun gioco di parole, piuttosto il riconoscimento del fatto che rischiamo di dover fronteggiare una quotidianità radicalmente diversa da quella che ci è appartenuta sino a oggi.

Che giudizio dà alla politica per la difesa del clima da parte dell’attuale governo Letta?

Nel migliore dei casi il giudizio è da ritenersi sospeso, perché si è visto relativamente poco. Se dal Ministero dell’Ambiente giunge qualche segnale incoraggiante, il ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato ha iniziato il suo mandato mettendo in discussione il referendum sul nucleare del 2011, incoraggiando l’avanzamento del peggior progetto di centrale a carbone in Italia – quello di Enel a Porto Tolle – non perdendo occasione per attaccare le rinnovabili, mettendosi al servizio del così detto Magritte Group, un raggruppamento di 10 utilities europee che da sole valgono oltre la metà della generazione elettrica nel vecchio continente. Una condotta sin qui sciagurata.

22 novembre 2013
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