Un trend apparso sui social network, di cui si è già abbondantemente parlato, ha svelato come anche i temerari gatti soffrano di ansie e paure. La tendenza in questione è quella dei filmati con i cetrioli, dove amabili felini rimangono traumatizzati dalla vista improvvisa dell’ortaggio. Una pratica che, per quanto possa risultare simpatica in video, è stata ampiamente criticata dagli esperti, poiché genera nell’animale una situazione di stress anche continuativo. E proprio mentre i veterinari consigliano di non armarsi di smartphone per disturbare la quotidianità del micio di casa, emergono nuove indicazioni sull’ansia del quadrupede: sarebbe aumentata negli ultimi decenni, al crescere dell’addomesticamento.

A parlarne è Pete Wedderburn in un interessante approfondimento sul Telegraph: i tanti video con protagonisti gatti e cetrioli, infatti, altro non sarebbero che la punta dell’iceberg delle ansie moderne di questi amici a quattro zampe. Sembra, infatti, che la paura e i problemi comportamentali connessi all’ansia siano sempre più frequenti per i gatti, un fatto che condurrebbe a due ragioni principali: la genetica e le esperienze durante i primi mesi di vita.

La prima condizione deriverebbe, secondo l’autore, dalle modificate abitudini di vita dei gatti odierni. Abituati alla vita domestica, e frequentemente sterilizzati, questi animali si lanciano raramente nella lotta e nella caccia, perdendo quindi parte dell’abilità innata di dominare l’ambiente, un fatto di cui rimarrebbe traccia nel corredo genetico. Naturalmente, questo non dovrebbe essere letto come un invito a non sterilizzare il proprio gatto, poiché questa pratica ha dei vantaggi innegabili: previene il diffondersi del randagismo e, non ultimo, preserva le specie selvatiche e autoctone, di cui proprio i gatti rappresentano una delle principali minacce con la loro attività predatoria.

La seconda ragione, invece, coinvolge i primi anni di vita degli animali. Il processo di socializzazione dei gatti è molto importante, nonché altrettanto precoce: avviene all’incirca dalle sette settimane di vita. In questa fase, l’animale entra solitamente in contatto con differenti specie – gli umani, i cani, gli animali selvatici – ma anche con oggetti, individui e situazioni. Questa esplorazione ne forma il bagaglio d’esperienze: più ricche sono le esposizioni, minori le ansie. Le necessità moderne, tuttavia, tendono a ridurre le capacità di esposizione dei gattini: rimangono per molti mesi in ambienti protetti con il solo contatto della madre e dei proprietari, non sempre possono avventurarsi all’esterno e, non ultimo, non vengono introdotti alla caccia, se non come semplice gioco all’interno della casa. Questa condizione, sebbene assicuri un comportamento molto socievole e gioviale del gatto in casa, lo espone alla sorpresa e alla paura quando accade un evento che, per quanto banale, non fa parte del suo corredo di esperienze.

Come già accennato, e così come rimarcato anche sul Telegraph, queste motivazioni non devono essere prese come negative: semplicemente, il gatto si è adattato alle necessità degli umani e dell’ambiente domestico. Per questo motivo, è normale conseguenza che vi siano delle situazioni che possano spaventarlo, soprattutto quando lontane dalla classica routine quotidiana. Una ragione in più, di conseguenza, per evitare di sottoporre l’animale a inutili stress, come anche un semplice cetriolo.

30 novembre 2015
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