Del Pata Zoo se ne occupò il Mirror qualche tempo fa, realizzando un documentario sulle condizioni innaturali a cui erano costretti gli animali ospiti della struttura. Lo spazio, situato all’ultimo piano di un grande magazzino a Pata, in un sobborgo di Bangkok in Thailandia, aveva catturato l’attenzione degli animalisti e della PETA. Erano così nate spontaneamente una serie di petizioni e raccolte firme per favorire la chiusura della struttura e della messa in salvo dei suoi ospiti. Lo spazio riproduceva artificialmente un habitat pseudo naturale, le gabbie erano protette da vetri con tanto di aria condizionata.

Emblema della battaglia è stata Bua Noi, un esemplare femmina di Gorilla da ventisette anni reclusa dentro lo zoo. Ormai completamente rassegnata a una vita innaturale e di totale cattività. Kanit Sermsirimongkhon, direttore della struttura, aveva difeso lo zoo confermando la presenza di licenze specifiche e condizioni di vita ottimali per tutti i suoi ospiti. Ma la battaglia aveva preso vita e gli animali sembravano pronti a lasciare la reclusione per una vita migliore, con tanto di chiusura dello spazio e liberazione di Bua Noi.

Ma a distanza di un anno le condizioni non sembrano differenti, anzi Nipon Chotibarn, direttore del Department of National Parks and Wildlife, nonostante avesse assicurato per la chiusura dello zoo ne ha invece rinnovato la licenza. Spostare Bua Noi in un ambiente differente risulterebbe troppo oneroso, dopo anni di cattività il percorso di recupero potrebbe risultare quasi impossibile. Lo stesso direttore dello zoo, Sermsirimongkhon, conferma l’ottimo lavoro dello staff che si prende cura di tutti gli animali tenendo pulite e igienizzate le gabbie. Secondo l’uomo la campagna denigratoria contro la struttura non ricalca la realtà dei fatti, gli stessi funzionari governativi hanno potuto constatare dal vivo le condizioni degli animali presenti. E per quanto riguarda Bua Noi, ribadisce l’amore nei suoi confronti e le cure portate avanti nel tempo, ma è certo che l’animale un giorno potrà cambiare casa. Dopo anni di reclusione dovrà affrontare un percorso di recupero che potrebbe non risultare veloce.

20 gennaio 2016
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Fonte:
BK
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