No TAV, al via lo sgombero a Chiomonte. I manifestanti resistono

“Avanti con la resistenza passiva” sono le parole d’ordine con cui Giorgio Vair, il vicesindaco di San Didero, riassume il senso e la modalità di lotta della maggior parte dei No TAV. Famiglie, sindaci, gente comune che in Val di Susa si sta battendo in queste ore contro lo sgombero a Chiomonte del loro presidio.

Il ministro Maroni è stato, in questo senso di parola, assicurando che i lavori per l’Alta Velocità Lione-Torino sarebbero ricominciati presto. Di fatto, un annuncio di “guerra” che presagiva lo sgombero iniziato questa mattina alle 6.48 e che prosegue ancora non senza difficoltà, come testimonia la “diretta” di Repubblica.

Il movimento No TAV, attivo ormai da anni sul territorio, è stato spesso interpretato sia come forma estremamente egoistica di ambientalismo nimby, sia come un laboratorio preziosissimo di democrazia diretta. Le ragioni della protesta sono semplici:

  • i disagi che i lavori porteranno alla popolazione civile;
  • i rischi ambientali che le trivellazioni porteranno, essendo la zona geologicamente ricca di uranio e altri materiali velenosi;
  • l’inutilità di un lavoro, in considerazione del fatto che la linea ferroviaria normale è fortemente sotto-sfruttata e potrebbe essere potenziata, con una spesa di gran lunga inferiore ai lavori per la TAV;
  • l’idea che un lavoro così grande sul territorio non possa essere deciso “centralmente” e imposto alla periferia. Insomma, un’istanza per il decentramento del potere politico e per un grado maggiore di democrazia diretta.

Ragioni, che non sembrano essere valide né per il Governo, né per una buona parte dell’opposizione – ricordiamo che fra gli strenui difensori della TAV anche il neo sindaco di Torino, Piero Fassino. Eppure i No TAV, comunque vada questa giornata, sono molto vicini a vincere la loro battaglia. Il tempo per ottenere i finanziamenti europei sta per scadere, da qui la fretta di Maroni e la promessa dei manifestanti di non mollare.

27 giugno 2011
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