Non si ferma la protesta contro il ritorno al nucleare in Italia e, dopo il risultato del referendum regionale tenutosi in Sardegna, ecco un altro blocco che potrebbe seriamente stravolgere i piani energetici del governo italiano. La Corte Costituzionale, con la sentenza 165/2011, ha accolto il ricorso che Toscana, Puglia e la provincia autonoma di Trento avevano presentato contro parte del decreto 105/2010 (Misure urgenti in materia d’energia).

In particolare, il nodo della questione è il primo comma del primo articolo che il governo ha già convertito in legge nell’agosto 2010. Secondo il provvedimento, nel caso in cui non sia stata raggiunta una intesa tra governo e regioni, dopo trenta giorni l’esecutivo può affidare a un commissario straordinario la gestione della politica energetica regionale, in modo quindi da “aggirare” l’eventuale parere contrario.

Per la Consulta, la principale questione è legata al potere sostitutivo, che, sulla base del decreto 105/2010 sarebbe quindi esercitato esclusivamente a causa del mancato accordo tra le parti. In questo caso, verrebbero quindi a mancare “le gravi ed eccezionali ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 120 della Costituzione (Principio di sussidiarietà e di leale collaborazione, N.d.R.) e senza alcuna limitazione procedurale, che consenta all’ente inadempiente di compiere l’atto o gli atti ed evitare così di essere sostituito”.

Per la Consulta, invece, è necessario rispettare l’art. 120 della Costituzione, compiendo tutti gli sforzi necessari a mettere in atto “idonee procedure per consentire reiterate trattative volte a superare le divergenze”.

Se consideriamo, quindi, che il Governo dovrà necessariamente accordarsi con le regioni prima di prendere una decisione circa l’ubicazione delle centrali nucleari, che le amministrazioni regionali potranno liberamente opporsi alla realizzazione di una centrale sul proprio territorio e, soprattutto, che la maggior parte dei governatori ha già dichiarato la propria contrarietà al nucleare nella propria regione, allora è anche abbastanza chiaro che il programma nucleare italiano potrebbe subire una grossa battuta di arresto.

17 maggio 2011
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