Negozi di animali: la California li vuole limitare

La California è sempre più intenzionata ad adottare misure stringenti per le attività dei negozi di animali. Così come già emerso qualche mese fa, molti gruppi politici hanno deciso di appoggiare l’ipotesi del divieto di vendita di esemplari d’allevamento, privilegiando invece il recupero di animali abbandonati oppure precedentemente ospitati in rifugio. Jerry Brows, governatore dello stato USA, sarebbe infatti vicinissimo ad approvare una proposta di legge pronta a obbligare la vendita in negozio unicamente di cani, gatti e conigli salvati da una condizione precedente di stenti.

La normativa prende le mosse da due precedenti iniziative a livello cittadino, adottate dalle amministrazioni di Los Angeles e San Francisco rispettivamente nel 2012 e a inizio 2017. Nelle due grandi città californiane, infatti, è vietato vendere animali provenienti da allevamento, ma solo e unicamente esemplari provenienti da rifugi. Un progetto che sembra aver avuto esito positivo, tanto da ridurre sia le permanenze in struttura che il randagismo, pronto quindi a estendersi a tutta la California.

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Il disegno di legge, l’A.B. 485, è stato approvato dal senato californiano all’unanimità e attende ora solo la firma del governatore per entrare effettivamente in vigore. La normativa, inoltre, si rivolge direttamente alle cosiddette “puppy-mills”, quegli allevamenti intensivi – e spesso illegali – dove cani e gatti di razza sono costretti alla riproduzione continua e senza sosta, pur di soddisfare le richieste di mercato. Una condizione di disagio e maltrattamento a cui la politica ha voluto rispondere in modo duro, limitandone di fatto l’entrata sul mercato. Allo stesso modo, i legislatori auspicano che, coinvolgendo direttamente i negozi nelle attività di salvataggio, si riduca il numero degli esemplari destinati alla soppressione in canile e gattile per motivi di spazio.

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In linea generale, la proposta è stata accettata positivamente dalle associazioni animaliste e dalle principali catene business dedicate agli animali, molte delle quali avevano già autonomamente deciso di modificare le loro attività. L’American Kennel Club, tuttavia, manifesta preoccupazione in merito alla possibilità la normativa possa limitare la passione degli allevatori o degli appassionati di specifiche razze.

20 settembre 2017
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