Il 60% delle emissioni mondiali responsabili del riscaldamento globale è prodotto da appena 7 nazioni. Se oggi e in futuro le temperature saliranno fino a livelli pericolosi, i responsabili si potranno individuare in Stati Uniti, Cina, Russia, Brasile, India, Germania e Regno Unito. Lo afferma un nuovo studio realizzato dall’Università di Montreal e pubblicato su New Scientist, il quale dimostra come questi sette Paesi hanno prodotto oltre la metà dell’inquinamento mondiale dal 1906 al 2005. Secondo i calcoli dei ricercatori questo piccolo gruppo è responsabile dell’incremento della temperatura di almeno 0,7 gradi Celsius.

Lo studio, realizzato da Damon Matthews della Concordia University di Montreal, ha permesso inoltre di realizzare una mappa grafica che mostra i killer del clima. I principali responsabili sono gli Stati Uniti che da soli hanno contribuito per il 22% all’innalzamento delle temperature, seguiti da Cina (9%) e Russia (8%).

clima nazioni peggiori

E la situazione è destinata a peggiorare visto ciò che sta accadendo per esempio proprio in Cina. Nonostante i recenti provvedimenti ambientali, le grandi città cinesi continuano a vivere immerse nell’inquinamento più pericoloso. Il 2014 è iniziato da poco più di due settimane, e già è arrivato il primo allarme. Alcune delle metropoli principali, tra le quali Pechino e Tianjin, hanno già fatto registrare tassi di inquinamento di oltre 20 volte superiori alla soglia di pericolo stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovvero 25 microgrammi per metro cubo.

In questi giorni infatti circola la comunicazione ufficiale secondo la quale si sconsiglia ai bambini e agli anziani di uscire di casa. Giovedì scorso i livelli di PM2,5 hanno raggiunto la soglia di 500 microgrammi per metro cubo (con picco a 671), il livello più alto da un anno a questa parte. La visibilità nelle città sotto esame è scesa al di sotto dei 500 metri non per la naturale nebbia ma per la coltre di fumo e smog prodotta dalle fabbriche e dalle automobili, tanto che già quattro autostrade sono state temporaneamente chiuse.

Questa per Pechino, ma anche per la maggior parte delle altre città cinesi, è un’emergenza alla quale ormai la popolazione si è abituata. A causa del freddo invernale infatti, tutti gli anni in questo periodo le centrali energetiche immettono nell’atmosfera tonnellate record di CO2 e altre sostanze tossiche derivanti dalla combustione di fossili per creare riscaldamento. E per la maggior parte si tratta di carbone, il combustibile più inquinante che ci sia. Nella città di Harbin nei mesi scorsi è stato registrato il record di 1000 microgrammi di PM2,5 per metro cubo.

Ieri il sindaco di Pechino Wang Anshun ha annunciato uno “sforzo a tutto campo” per affrontare il problema dell’inquinamento dell’aria. Ha detto che l’uso del carbone dovrebbe diminuire di 2,6 milioni di tonnellate e che saranno prese misure per fermare la combustione del carbone in città e nelle zone circostanti. Ma se le misure continueranno a essere solo la chiusura dei barbecue ambulanti, la fine del tunnel sembra essere ancora molto lontana. Secondo il Consiglio di Stato l’unico modo per ridurre l’inquinamento in Cina è di chiudere o ridurre il numero delle centrali che vanno a combustibili fossili. Un’impresa più facile a dirsi che a farsi.

17 gennaio 2014
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
Mauro, venerdì 17 gennaio 2014 alle20:12 ha scritto: rispondi »

Per fermare l'inquinamento ci vuole la fusione fredda basta volerlo

Lascia un commento