Il futuro delle missioni spaziali potrebbe essere sempre più legato al Sole, o meglio, alla sua quasi inesauribile fonte di energia. Dopo anni di studi e ricerche sulla possibilità di realizzare delle navicelle spaziali caratterizzate dalla propulsione solare, sembra proprio che il debutto di un primo mezzo di questo tipo sia relativamente vicino.

Secondo quanto spiegato dalla NASA, il lancio della vela solare più grande finora realizzata è in programma per novembre 2014, quando la Sunjammer, questo il nome del mezzo, sarà lanciata da Cape Canaveral, in Florida, da un razzo SpaceX Falcon 9.

La Sunjammer è dotata di un’apposita superficie in grado di riflettere i raggi del Sole grande ben 1.208 metri quadrati ma spessa fino a 100 volte in meno di un foglio di carta, una “velatura” a sua volta legata alla navicella vera e propria e il cui funzionamento è del tutto simile alle vele di una barca che vengono sospinte dal vento.

Il principio su cui si basa questo sistema parte infatti dal presupposto che le particelle solari, nel momento in cui colpiscono la superficie riflettente, trasferiscono a questa una parte del loro moto, dandole così una piccola spinta. Se questa infinitesimale forza viene moltiplicata per l’enorme superficie della vela, si mette in atto una vera e propria propulsione che, secondo gli esperti, consente al mezzo di muoversi e di rendersi manovrabile, fino a raggiungere delle velocità molto elevate.

La navigazione spaziale diventa in questo modo assolutamente pulita e svincolata dall’avere a bordo enormi quantità di combustibile, come avviene di solito per le navicelle convenzionali. Tuttavia non mancano i punti critici, primo tra tutti quello della limitata “portata” del Sole i cui raggi, al di là dell’orbita di Marte, si fanno più deboli e non sembrano in grado di fornire una spinta propulsiva sufficiente ad assicurare il moto di mezzi come la Sunjammer.

Ciò impedisce al momento che vele di questo tipo possano essere impiegate in missioni che hanno come scenario lo spazio profondo, ma gli scienziati intravedono ugualmente in questo sistema una soluzione interessante per diversi scopi, come ad esempio il lavoro di rimozione di satelliti dismessi o di altre attrezzature che, se lasciate in orbita, andrebbero ad aumentare la cosiddetta “spazzatura spaziale“, nonché un impiego legato a scopi di osservazione e di comunicazione nei pressi della Terra e dei pianeti vicini.

14 giugno 2013
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