Nel 2012 si sono svolte negli Stati Uniti delle proteste contro gli enormi consumi energetici ed economici della Marina del Paese. Allora il prezzo del petrolio era molto più elevato di quello attuale e in effetti è stato quantificato come il Dipartimento della Difesa statunitense sia il più grande consumatore mondiale di energia e la Marina sia responsabile per più di un terzo di questi consumi. È così che è nata l’idea della “Great Green Fleet“, una flotta verde che fosse alimentata con biocombustibili.

Il progetto è partito nel 2012 e doveva prendere il via nel 2016 con lo scopo di arrivare a sostituire, nelle proprie navi, il 50% del combustibile fossile con biocarburante. In effetti le scadenze sono state rispettate: le prime navi da attacco “green” sono state presentate ieri. Però si è partiti con un mix composto per solo il 10% da biocarburanti (derivati da grasso di manzo) e per il 90% ancora da petrolio.

Il traguardo resta però quello del 50-50, perché, come spiega Ray Mabus, segretario della Marina militare, i meccanismi della concorrenza nell’ambito di nuovi combustibili alternativi potrebbero in futuro venire in aiuto. Sono 4 per adesso le navi che inizieranno a muoversi cercando di slegarsi il più possibile dalle fonti fossili.

L’intento, sostiene Mabus, non è solo quello di salvare l’ambiente, ma segue anche la necessità di rendersi il più possibile indipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi del greggio e di garantire una maggiore sicurezza ai soldati, messi negli ultimi tempi sempre più a rischio durante le operazioni di approvvigionamento di carburante dai Paesi stranieri.

Il Segretario per l’agricoltura Tom Vilsack ha spiegato con entusiasmo che questa sarà anche un’opportunità per creare posti di lavoro nel settore dell’agricoltura, anche se Mabus ci ha tenuto a specificare che nessun terreno agricolo destinato alla produzione alimentare sarà convertito per la produzione di biocarburanti.

Le critiche, in particolare dal mondo ambientalista, sono già arrivate e riguardano il rischio che l’uso indiscriminato di terreni agricoli, di fertilizzanti e combustibili fossili necessari per la produzione, non riescano a bilanciare i benefici determinati dall’utilizzo di questi biocarburanti, in particolare finché si rimane a percentuali così basse.

Il Governo federale in ogni caso ha investito nel progetto più di 500 milioni di dollari e andrà avanti nella ricerca di nuovi materiali che possano diventare combustibili efficienti al pari del petrolio. Mabus afferma che tra le prospettive del futuro ci sono anche i rifiuti dalle discariche, quelli alimentari di tutti i giorni e i trucioli di legno. Potrebbero diventare i biocarburanti del futuro e portare all’interno della US Navy ad un aumento della quota di utilizzo di biocarburanti rispetto a quelli tradizionali.

21 gennaio 2016
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ritamir, sabato 23 gennaio 2016 alle10:17 ha scritto: rispondi »

E quando i "trucioli" finiscono, andiamo a disboscare di qua e di là? Secondo me già oggi, con la tecnologia esistente, le navi potrebbero andare a fotovoltaico-eolico-marino, cioè fonti inesauribili combinate insieme, altro che carburante biologico dai trucioli o dal grasso di manzo (e se il consumo di carne crollasse?). Fumo negli occhi per accecare gli ambientalisti.

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