I peggiori timori sulla contaminazione ambientale all’isola del Giglio iniziano purtroppo ad avverarsi. Secondo i rilievi effettuati nelle ultime ore, detergenti e saponi che erano presenti a bordo della Costa Concordia al momento del naufragio stanno iniziando a sciogliersi nell’acqua marina, facendo innalzare in modo preoccupante la concentrazione di tensioattivi.

I test sono stati condotti dall’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, utilizzando il battello Poseidon, che ha effettuato una serie di campionamenti in quattro punti prossimi al relitto: a prua, a poppa e lungo le due fiancate. Le analisi hanno poi rivelato che la concentrazione di tensioattivi nell’acqua prelevata ha ormai raggiunto i 2-3 milligrammi per litro.

Si tratta di cifre molto significative, dal momento che la soglia dei 2 milligrammi per litro è indicata dalla normativa di settore come limite massimo per gli scarichi industriali. Il rischio, in altri termini, è che almeno per quanto riguarda i tensioattivi le acque del Giglio finiscano inquinate quanto le peggiori aree portuali italiane.

D’altra parte, nella Concordia erano stivate diverse centinaia di chili di detersivi e saponi, necessari per affrontare i lunghi giorni di navigazione. Molti prodotti, in realtà, erano sigillati in appositi contenitori, ma i danni causati dal naufragio e la pressione che si registra nella nave affondata rischiano di far sciogliere in mare grosse quantità di sostanze inquinanti.


La speranza è che sia il mare stesso a ripulirsi dai detergenti, che, ha spiegato il dirigente dell’Arpat Alessandro Franchi: “sono aggressivi in tempi rapidi, quando sono concentrati, ma hanno il vantaggio di disperdersi nel mare altrettanto velocemente”. Più rassicuranti, per fortuna, i rilievi su petrolio e altri idrocarburi, di cui finora non sono state riscontrate tracce significative. A breve, infine, sono previsti controlli sui sedimenti marini, sui pesci e sulla flora acquatica.

25 gennaio 2012
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