Nave Costa Concordia: ambiente a rischio con rimozione scafo a pezzi

La nave Costa Concordia un pericolo per l’Ambiente se rimossa a pezzi. Nelle parole del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi tutta la preoccupazione per un disastro ambientale non ancora del tutto scongiurato. Timori quindi in aperto contrasto con quanto sostenuto da alcuni esperti del sito Scientific American, certi che quella di rimuovere il relitto a tronconi sia la soluzione ottimale.

Riguardo la Costa Concordia il presidente Rossi esprime tutte le preoccupazioni riguardo il possibile impatto ambientale sulle aree protette dell’arcipelago toscano, in linea con quanto riferito dal sindaco del Giglio Ortelli:

Condivido le preoccupazioni del sindaco dell’isola del Giglio, Sergio Ortelli – prosegue il presidente -. Le ipotesi di recupero del Costa Concordia di cui si parla non mi convincono, le considero devastanti e di forte impatto ambientale sia in mare che a terra. Tagliare a fette una nave da crociera grande due volte il Titanic mi sembra una operazione rischiosa per l’equilibrio dell’ambiente nel suo complesso.

Le ipotesi in merito ad uno smaltimento “a pezzi” della Concordia, peraltro escluso nelle scorse settimane dal capo dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, sono state avanzate dal sito statunitense per via della presunta impossibilità di riportare in asse e rendere nuovamente navigabile la nave di Costa Crociere. Bocciata l’eventualità di raddrizzarla mediante palloni gonfiabili sommersi, così come la possibilità di ricorrere all’uso di gru o di sfere riempite d’aria e inserite all’interno dello scafo per riportarlo in linea di galleggiamento.

Se per la prima soluzione viene esclusa in quanto non giudicata di per sé sufficiente per il completo raddrizzamento della nave, anche per le gru viene invocata una presunta impossibilità a causa dell’eccessivo volume della Concordia. In ultimo viene respinta anche l’ipotesi di sfere piene d’aria interne allo scafo per far riemergere da sé il colosso in quanto ritenute, malgrado i successi ottenuti in passato in Kuwait e Islanda, difficili da gestire e da ripulire in caso di dispersione in mare.

L’ipotesi giudica migliore dagli scienziati USA è quindi la rimozione della Costa Concordia in sezioni, provvedendo al recupero di eventuali detriti grazie all’impiego di alcuni magneti di grandi dimensioni:

Questo potrebbe essere fatto in sei mesi – spiega Mike Lacey, segretario dell’International Salvage Union, l’associazione delle società di recupero – sarebbe inutile cercare di recuperare il relitto per rimetterlo in mare, nessuno vorrebbe più viaggiarci.


Le critiche non hanno tuttavia scoraggiato il presidente Rossi, che ha concluso riferendo di un colloquio avuto con Franco Gabrielli nella giornata di ieri. Da quest’ultimo avrebbe ricevuto nuove rassicurazioni riguardo le operazioni di rimozione della Costa Concordia, la cui definizione definizione secondo Corrado Clini dovrebbe avvenire entro il 15 marzo:

Mi sono sentito con il prefetto Gabrielli – conclude Rossi – che mi ha confermato la sua preferenza per soluzioni che riducano al massimo l’impatto sull’ambiente, a partire ovviamente dalla rimozione integrale del relitto. La decisione sara’ presa entro il mese di marzo. Avremo cosi’ modo di esaminare modalita’ e tempistica delle varie ipotesi, di valutarle insieme alle istituzioni locali e ai gigliesi per scegliere la soluzione piu’ sicura e compatibile.

9 marzo 2012
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