Dodici milioni di euro. A tanto ammontano, e si tratta solo di un bilancio parziale, i danni ambientali causati dal naufragio della Costa Concordia. Lo sostiene l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, precisando che la stima è destinata ad aumentare durante le operazioni di spostamento del relitto, che causeranno probabilmente altri danni all’ecosistema.

Per il momento, comunque, la lista è già lunga: scogli distrutti; praterie di Posidonia oceanica devastate dalla nave affondata; acqua contaminata dai rottami della Concordia. Il bilancio dei danni del naufragio è stato incluso nel fascicolo per disastro ambientale aperto dalla Procura della Repubblica di Grosseto, con il ministero dell’Ambiente che si è costituito come parte civile.

Oltre ai problemi causati direttamente dalla nave colata a picco, osserva l’Ispra, vanno inseriti nel salato conto ambientale anche quelli legati alle operazioni di soccorso e di rimozione del relitto, a cominciare dall’inquinamento causato dalle numerose imbarcazioni coinvolte. Come è noto, tra l’altro, il disastro si è verificato entro i confini del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria (Sic) che rientra nella cosiddetta Regione Biogeografica Mediterranea.

Il danno maggiore, dal punto di vista ambientale, riguarda l’acqua contaminata che si trovava all’interno del relitto, fortunatamente recuperata prima e durante le operazioni di raddrizzamento: 7,46 milioni di euro per aspirarla e depurarla. Altri 3,7 milioni di euro serviranno per ripristinare i circa 7.500 metri quadrati di Posidonia oceanica andati distrutti, un habitat estremamente importante per la conservazione di preziose specie marine.

Per sistemare il danno meccanico causato agli Scogli delle Scole dall’impatto della nave, invece, occorreranno altri duecentomila euro. L’intervento prevede di “riattaccare” lo scoglio strappato via dalla Concordia utilizzando speciali prodotti. In questo modo, gli esperti sperano di riportare in salute un sito particolarmente ricco di biodiversità e amato dai subacquei di tutto il mondo.

19 settembre 2013
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pier giorgio1, venerdì 20 settembre 2013 alle19:29 ha scritto: rispondi »

Speriamo che il costo di questi danni li facciano pagare a chi li ha causati!!

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