Nasce Osservatorio per i rifiuti nucleari: 90.000 metri cubi in Italia

È stato presentato oggi a Roma da Sogin e Fondo per lo Sviluppo Sostenibile l’Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare. Il nuovo istituto vigilerà sulle attività di dismissione delle quattro centrali atomiche italiane, quel che resta del tentativo di sviluppare l’energia atomica in Italia, come di quelle relative ai siti di ricerca contenenti materiali irradiati.

Dall’Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare particolare attenzione verrà posta inoltre sull’individuazione di un sito di stoccaggio e trattamento che possa essere ritenuto definitivo, la cui richiesta è stata rinnovata anche dal Ministero dell’Ambiente a fine gennaio.

Le centrali nucleari italiane affidate a Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) sono quelle di Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano (Caserta) e Trino (Vercelli). A queste si aggiungono i siti di ricerca di Saluggia (Vercelli), Casaccia (Roma) e Rotondella (Matera). Dal 2004 controlla il 60% di Nucleco s.p.a., società che gestisce il ritiro e lo smaltimento del materiale radioattivo ospedaliero, mentre dal 2005 è entrata in possesso dell’impianto FN di Bosco Marengo (Alessandria).

Esistono in Italia altri 15 siti che detengono rifiuti radioattivi che non fanno capo a Sogin, nove di questi concentrati tra Lombardia (5), Piemonte (2) ed Emilia Romagna (2). Gli altri otto si trovano in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia.

Mappa siti di stoccaggio rifiuti nucleari

Il problema dello smantellamento e messa in sicurezza delle centrali nucleari e del materiale irradiato in esse contenuto è ancora molto attuale in in Italia, questo malgrado siano trascorsi quasi 30 anni dalla chiusura delle centrali nucleari italiane in seguito al referendum del 1987 e alla sua riconferma nel 2011.

Risale al giugno 2012 una delle ultime attività portate a termine ovvero la rimozione dell’edificio contenente la turbina dalla centrale elettronucleare di Caorso, in Provincia di Piacenza, per uno smaltimento totale (dall’inizio dei lavori) pari a circa 9.400 tonnellate di metallo radioattivo.

Prosegue intanto la ricerca di un sito adatto per il Deposito nazionale unico per lo stoccaggio e il trattamento dei materiali nucleari italiani. I criteri stabiliti dall’ISPRA sono stati recepiti dall’ex ministro Orlando, che a gennaio ha autorizzato l’avvio delle procedure di individuazione dei siti idonei e affidato la definizione di una mappa delle possibili località a Sogin.

Durante la conferenza stampa di presentazione dell’Osservatorio sono stati presentati alcuni dati relativi al volume di rifiuti radioattivi condizionati che andranno conferiti al Deposito Nazionale Unico, una volta che verrà individuata e attrezzata l’area di destinazione:

Rifiuti radioattivi da “decommissioning” degli impianti nucleari Sogin

  • Bassa o media attività: 44.000 metri cubi di materiale;
  • Alta attività: 10.400 mc. Al dato va aggiunta un’ulteriore quota di 1.000 mc relativa ai residui di riprocessamento e al materiale non riprocessabile;

Totale metri cubi 54.800 (55.800 compresi i residui e il materiale non riprocessabile)

Rifiuti radioattivi da medicina nucleare, industria e ricerca

  • Bassa e media attività: 7.800 (Medicina nucleare e industria) + 4.000 (Ricerca);
  • Alta attività: 600 (Medicina nucleare e industria) + 2.600 (Ricerca);

Totale metri cubi 15.000 (dato al 31-12-2012). Il valore è però legato a processi produttivi ancora in corso, quindi soggetto a modifiche future. Le previsioni relative ai prossimi 40 anni ammontano a 35.400 metri cubi. La somma dei rifiuti da smaltire relativa a entrambe le fonti (Decommissioning + Medicina nucleare e industria) ammonta a 90.200 mc.

La strada verso la piena restituzione ai cittadini dei territori attualmente occupati dai materiali radioattivi passerà, sottolinea il presidente dell’Osservatorio Stefano Leoni, per una “timeline” della durata stimata di 4 anni. Questi i passi previsti, il cui avvio è ipotizzato per marzo 2014:

1° anno

  • Predisposizione Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) – da completare in 7 mesi;
  • Verifica ISPRA, MISE, MATTM, Pubblicazione CNAPI e progetto preliminare – 3 mesi;
  • Consultazione pubblica e Seminario nazionale – 2 mesi.

2° e 3° anno

  • Raccolta Osserazioni e aggiornamento CNAPI – 3 mesi;
  • Approvazione CNAPI, manifestazioni di interesse e protocolli di accordo – 3 mesi;
  • Indagini tecniche sui siti candidati – 15 mesi;
  • Decreto localizzazione e avvio campagna informativa sul sito – 1 mese.

4° anno

  • Procedimento autorizzativo – 17 mesi.

Un impegno che rappresenta un dovere e allo stesso tempo un’assunzione di responsabilità anche per chi ha combattutto contro l’ipotesi nucleare in Italia secondo quanto riferito da Stefano Leoni, presidente Osservatorio Nazionale per la Chiusura del Ciclo Nucleare:

Trovare una soluzione ad una situazione precaria e insicura, come quella in cui si trova la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, è un atto dovuto. È una responsabilità di tutti noi, anche di chi, come me, ha combattuto per la chiusura delle centrali nucleari. È questo lo spirito che guiderà l’attività dell’Osservatorio, non solo per garantire la sicurezza per i prossimi anni, ma anche per le generazioni future.

Solo una scelta condivisa e responsabile potrà permettere al nostro Paese di chiudere il ciclo nucleare. Non bisogna inoltre dimenticare che secondo i criteri assunti dall’ONU il decommissioning del nucleare è considerato green economy e per il nostro paese significherebbe un investimento di circa 2,5 miliardi di euro.

Molto però per il rispetto di tali scadenze dipenderà dalla volontà politica di agire in tempi rapidi. Una questione intorno alla quale ruota la buona riuscita degli impegni assunti dall’Osservatorio, come sottolinea Dante Caserta, presidente di WWF Italia:

Il problema ad oggi c’è e deve essere afforntato. Ci sarà da parte nostra collaborazione e partecipazione, ci aspettiamo però che lo Stato metta a disposizione gli strumenti necessari, questo perché le scelte sul territorio dovranno essere condivise.

Se l’Osservatorio manterrà il suo carattere indipendente di stimolo e critica può divenire un elemento decisivo. La scelta del sito sarà però complessa, l’Italia presenta problemi legati al territorio, rischi sismici e dissesto idrogeologico in testa.

Sul rispetto dei tempi previsti dalla “timeline” attendiamo i prossimi passi. È chiaro che prima si avvierà un contatto con il territorio facendo capire il perché di determinate scelte e prima si risolverà il problema.

L’importanza del legame e del coinvolgimento con le rappresentanze dei territori è un nodo chiave anche secondo il Responsabile Ufficio Scientifico di Legambiente, Giorgio Zampetti:

L’Osservatorio può rappresentare uno strumento utile anche per le scelte che ci attendono, non deve però essere una scusa per allentare l’attenzione ai tavoli di trasparenza locali che devono essere un fulcro fondamentale, una declinazione della voce nazionale, ma che possa fornire anche utili input.

Sui tempi se si avvia un cambio di passo la timeline può essere rispettata. Dobbiamo agire con urgenza e tempi molto celeri, oltre 25 anni fa venivano chiuse le centrali eppure ancora le attività di smantellamento sono state molto lente e i risultati molto scarsi. L’importante è che non si pensi a rispettare i tempi trascurando i valori importanti di questa operazione come la tutela ambientale e sanitaria.

21 marzo 2014
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I vostri commenti
Marco Marotta, lunedì 24 marzo 2014 alle9:16 ha scritto: rispondi »

Lo Stato Italiano dovrà costituirsi Parte Civile per i danni secolari al ns territorio. Dott.Med. Marco Marotta Consulente Ordine Medici Monza e ISDE Associaz. Internaz. Medici per l'Ambiente. 24.3.14

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